da Internazionale del 08/05/2026
Chi guadagna con la guerra
di Serge Enderlin, Le Monde, Francia
Dall’inizio del conflitto contro l’Iran le aziende legate alle materie prime hanno registrato incassi record. In particolare quelle che si occupano del commercio di petrolio in Svizzera.
A Ginevra i milioni di dollari movimentati dagli operatori finanziari nel settore del petrolio non passano inosservati. SuisseNégoce, la lobby dei commercianti di materie prime, è preoccupata per i recenti casi di home jacking (rapine in casa in presenza dei proprietari) che le autorità non sarebbero riuscite a prevenire. L’organizzazione esorta il cantone a usare tutti i mezzi necessari per ridurre la criminalità, altrimenti le grandi aziende potrebbero trasferirsi altrove, per esempio a Londra o a Singapore. “La Svizzera ha la reputazione di un paese sicuro, e deve continuare a esserlo”, spiega Florence Schurch, segretaria generale di Suisse-Négoce. “Lanciamo un campanello d’allarme, perché purtroppo le cose stanno cambiando”.
La richiesta più urgente riguarda una legge che renda anonime le transazioni immobiliari nella Feuille d’avis officielle (Fao, una pubblicazione che raccoglie atti amministrativi, giudiziari e altre comunicazioni ufficiali delle autorità), dove ora sono registrate obbligatoriamente con il nome dell’acquirente e l’indirizzo. Queste informazioni sarebbero “buoni suggerimenti” per i “gruppi criminali provenienti dalla Francia”. Ma spesso i malviventi si servono direttamente degli indizi raccolti sui social media, dove i figli degli operatori di mercato ostentano spesso e volentieri uno stile di vita dispendioso e sfrenato.
Negli ultimi anni, le pagine della Fao si leggono come un bollettino di salute del fiorente commercio di materie prime a Ginevra, un settore che movimenta un terzo del petrolio mondiale.
Qualche mese fa, per esempio, Richard Holtum, il capo della Trafigura, si è regalato una seconda villa a un chilometro dalla prima, nel ricco comune di Collonge-Bellerive, sulle rive del lago Lemano. Per 24,5 milioni di franchi svizzeri (26,6 milioni di euro), l’ex capitano dell’esercito britannico potrà beneficiare di un nuovo accesso diretto al lago. La sua casa, che si trova in un parco di 2.649 metri quadrati, è protetta da una siepe alta die metri.
Nel 2022 l’acquisto di una villa da cinquanta milioni di franchi svizzeri a Pregny-Chambésy da parte del britannico Mike Wainwright, numero due della Trafigura, aveva aperto le danze. Da allora si sono susseguiti gli acquisti di immobili di lusso da parte dei dipendenti del colosso specializzato nel commercio del greggio: tra quelli degli ultimi anni ci sono una residenza da 50 milioni di franchi svizzeri a Cologny, una villa da 10 milioni a Vandoeuvres e ancora una proprietà a Collonge-Bellerive, del valore di 40 milioni.
Il capitale della Trafigura, che non è quotata in borsa, è detenuto da circa 1.400 dipendenti, che si dividono i profitti, anche se - come in una squadra di calcio - sono le star, cioè gli operatori di mercato che seguono le operazioni più redditizie, a incassare i bonus più sostanziosi. Per l'esercizio chiuso il 30 settembre 2025 i dividendi distribuiti ai dipendenti hanno raggiunto i 3 miliardi di dollari (2,56 miliardi di euro). Una cifra inferiore rispetto al 2023, quando la crisi energetica provocata dall’invasione russa dell’Ucraina li aveva portati a sei miliardi. Ma tutto lascia pensare che il 2026 sarà ancora più ricco. La chiusura dello stretto di Hormuz, infatti, non è una catastrofe per tutti. Come la Trafigura, anche le altre aziende leader di settore con sede a Ginevra - la Vitol, la Mercuria o la Gunvor (fondata nel 2000 da Guennadi Timchenko, vicino al presidente russo Vladimir Putin, e dallo svedese Torbjorn Tornqvist) - dovrebbero trarre enormi profitti. La Totsa, un'azienda del gruppo TotalEnergies con sede a Ginevra, avrebbe concluso un’operazione da un miliardo di dollari poco prima dell’inizio degli attacchi statunitensi e israeliani in Iran e del conseguente aumento dei prezzi del petrolio, assicurandosi le spedizioni di superpetroliere cariche di greggio. Sono proprio queste differenze tra il prezzo di una quantità di petrolio pronta per la consegna e quello virtuale scambiato sul mercato dei futures (contratti con cui si scambia una merce a un prezzo prefissato con consegna o liquidazione a una data futura) che portano guadagni enormi.