da Internazionale del 17/04/2026
Le posizioni restano distanti
I rappresentanti di Libano e Israele si sono incontrati il 14 aprile a Washington per i primi colloqui diplomatici in trent’anni, con l’obiettivo di mettere fine agli scontri tra l’esercito di Tel Aviv e il gruppo armato sciita Hezbollah, sostenuto dall’Iran. Gli Stati Uniti, paese mediatore, hanno dichiarato che le due parti avvieranno dei negoziati diretti, senza dare altri dettagli. Israele afferma di volere il disarmo di "tutti i gruppi terroristici", un riferimento a Hezbollah, mentre Beirut ha chiesto un cessate il fuoco e misure per affrontare la crisi umanitaria. Da quando ha ripreso le sue operazioni militari in Libano il 2 marzo, Israele ha ucciso più di 2000 persone e ne ha fatte sfollare un milione. I rappresentanti libanesi hanno sottolineato anche la necessità di rispettare il cessate il fuoco in vigore dal novembre 2024, che Israele ha violato migliaia di volte.
In un’analisi su Haaretz, Zvi Barel evidenzia la distanza tra le posizioni delle parti: “Mentre il Libano cerca di mettere fine alla guerra e di ottenere un cessate il fuoco come presupposto per avviare iniziative diplomatiche che potrebbero portare a un coordinamento e, alla fine, a un partenariato, Israele insiste nel condurre i negoziati sotto il fuoco, garantendo di fatto il protrarsi delle ostilità”.
L’Orient-Le Jour conferma che mentre si svolgevano i colloqui le violenze nel sud del Libano sono proseguite e i bombardamenti israeliani hanno provocato 13 morti in due giorni. Il quotidiano libanese riferisce che gli scontri si sono concentrati lungo la striscia di confine e in particolare nella città di Bint Jbeil, circondata dall'esercito israeliano. Hezbollah ha rivendicato il lancio di razzi contro 11 villaggi del Nord d’Israele.
Secondo Al Jazeera le probabilità che si arrivi presto a una fine delle ostilità sono scarse. Nonostante il suo tentativo di "riaffermare l'autorità dello stato e separare la questione libanese da quella iraniana", il governo di Beirut ha poco margine di manovra, mentre la posizione di Hezbollah, che si oppone ai negoziati, rischia di annullare qualunque passo avanti.