da Internazionale del 22/05/2026
Il viaggio dell'hantavirus
dal Sudamerica all'Europa
di Jason Horowitz, Claire Mosee e Amelia Nieremberg,
The New York Times, Stati Uniti
Il New York Times ricostruisce il tragitto della nave da crociera Hondius, dove un focolaio di hantavirus ha causato morti, quarantene e timori di una nuova pandemia.
Con il volto cupo, il capitano Jan Dobrogowski si è presentato davanti ai passeggeri riuniti nel salone della Mv Hondius e ha dato la brutta notizia: un loro compagno di Viaggio era morto. "Siamo convinti che, per quanto tragico, sia dovuto a cause naturali", per poi aggiungere che secondo il medico di bordo l'uomo non era "contagioso" e quindi la nave era 'sicura". Era il 12 aprile 2026. Meno di due settimane prima Dobrogowski aveva riunito lo stesso gruppo per un brindisi inaugurale mentre la Hondius lasciava l’Argentina per solcare i mari dell'Atlantico del sud e osservare uccelli e altri animali in alcune delle isole più remote del mondo.
Ora invece i passeggeri cercavano di confortare Mirjam Schilperoord-Huisman, la vedova dell'uomo appena morto. Mirjam e il marito Leo Schilperoord, olandesi, entrambi di 69 anni, avevano attraversato il Sudamerica alla ricerca di uccelli rari. Dopo la morte di Leo, qualcuno ha chiesto a Mirjam se preferiva che la crociera fosse interrotta. "Siamo tutti qui con uno scopo", avrebbe risposto la donna secondo Ruhi Cenet, documentarista turco a bordo della nave. Mirjam ha esortato gli altri passeggeri a proseguire il viaggio perché suo marito "avrebbe voluto che facessi lo stesso". Nel giro di poche settimane altri due passeggeri sono morti, compresa Mirjam Schilperoord-Huisman.
La causa, secondo le autorità sanitarie, era quasi certamente la specie andina dell'hantavirus, una famiglia di virus trasmessi dai roditori che possono colpire anche esseri umani. Da quel momento un mondo ancora traumatizzato dalla pandemia di covid-19 ha osservato con ansia i passeggeri e l'equipaggio della Hondius, provenienti da almeno 23 paesi e sprofondati nell'incubo di un possibile focolaio in spazi ristretti e in mezzo al mare.
Mentre le autorità sanitarie cercavano di contenere il virus, capire come fosse arrivato a bordo e tracciare i contatti dei passeggeri già sbarcati, quelli rimasti sulla nave hanno descritto la loro odissea in interviste e post sui social media.
Alla fine la Hondius ha attraccato a Tenerife, nell'arcipelago spagnolo delle Canarie, nonostante i tentativi del governo locale per impedirlo, arrivando a suggerire che i topi a bordo potessero nuotare fino a riva e diffondere il virus sull'isola. Il 15 maggio l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha dichiarato che almeno dieci casi di hantavirus (otto confermati e due sospetti) erano collegati alla nave. Due dei tre decessi erano stati attribuiti al virus e c'erano forti sospetti sul terzo.
In tutto il mondo decine di persone sono state costrette a mettersi in quarantena per verificare la comparsa di sintomi durante il periodo di incubazione della malattia, che può durare fino a sei settimane. Negli Stati Uniti diciotto persone che erano state a bordo della nave sono state portate in strutture specializzate, e il 14 maggio le autorità sanitarie del paese hanno comunicato che ne stanno monitorando altre sedici che erano su un volo insieme a una persona che era stata contagiata, e sette sbarcate dalla nave da crociera ad aprile.
Sulla base delle conoscenze che si hanno sul virus e del contatto stretto e prolungato necessario per un contagio, gli esperti di salute pubblica ribadiscono che la minaccia per la popolazione è minima. Tuttavia, gli scienziati che studiano il virus da decenni avvertono che è imprevedibile e che, in determinate circostanze, può trasmettersi senza un contatto diretto.