martedì 5 maggio 2026

da Internazionale del 24/04/2026

Un fiume di armi inonda il Messico

di Paulina Villegas, The New York Times, Stati Uniti


Pistole e fucili prodotti negli Stati Uniti e contrabbandati facilmente oltreconfine alimentano la violenza dei cartelli della droga messicani.

Seduto in una stanza d’albergo, un ragazzo di 17 anni gestisce con il suo cellulare un sistema logistico ad alto rischio. Scorre gli elenchi di armi in vendita su WhatsApp e inoltra le richieste come un operatore di call center, facendo partire gli ordini in tempo reale: kalashnikov, fucili semiautomatici e molte munizioni.

Il ritmo degli affari è diventato frenetico, dice il trafficante di armi. E’ nato in Arizona, negli Stati Uniti, e suo padre è il capo di una cellula locale di un cartello della droga. Anche se frequenta ancora le scuole superiori qui a Phoenix il ragazzo smaltisce fino a 200 ordini di armi da fuoco alla settimana, circa il doppio di quelle che inviava in Messico prima che Donald Trump tornasse alla Casa Bianca e facesse pressioni per aumentare la stretta sui cartelli. Trasportare armi in Messico è facile, spiega, anche se i controlli e le azioni di contrasto sono aumentati su entrambi i lati della fruttiera.