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LE DIRETTRICI DI UN MINISTERO
In questi giorni la comunità cristiana di base di Pinerolo ricorda con gratitudine a Dio i suoi trent'anni di vita [Oggi sono 46 anni]. Sí, gratitudine... tanta, tantissima gratitudine a Dio.
Egli ci ha conservato, nella piccolezza della nostra realtà, nella fragilità delle nostre forze, il dono dei gruppi biblici nei quali settimanalmente ci confrontiamo con le Scritture del Primo e del Secondo Testamento. Rendere viva, documentata, partecipata questa lettura è stato sempre uno degli impegni centrali del mio ministero e ora mi trovo a "girovagare" in modo sproporzionato alla mia età con il desiderio di far nascere ed accompagnare questa esperienza di riscoperta della Bibbia in spazi popolari, spesso fuori dai sacri recinti. Questa “attenzione” e questo amore per le Scritture non sono scontati neppure nelle comunità cristiane di base.
Il punto più alto dell'ascolto della Parola di Dio avviene nella celebrazione dell'eucarestia domenicale che, ormai fuori da ogni rischio della cultura del precetto, non è tuttavia ancora sufficientemente accolta e vissuta come uno dei luoghi fondanti dell’esperienza cristiana. Ho sempre inteso il mio ministero come dura battaglia contro la dimenticanza di Dio, come lotta contro l'oblio, come invito a ricordare le opere e la presenza “nascosta” ma vera di Dio nel mondo e nei cuori, come dichiarato innamoramento di Gesù e della sua “strada”.
Se qualche volta mi è toccato smontare e distruggere qualche “pezzo” dell'impianto cattolico ufficiale, l'ho fatto e lo faccio con impegno e convinzione perché troppe catene avvolgono le persone e le imprigionano dentro asfissianti reticolati. Ma il mio cuore è ed è sempre stato altrove. Ho sempre concepito il ministero come servizio a crescere, come sogno e progetto di rinnovamento, ai costruzione di una comunità accogliente. Sovente nel “trasloco” e nel trapas/so da una cultura all'altra, da un tempo ad un altro si compie un'operazione in cui occorre reimpostare la nuova casa, ma tutto ciò è fatto per renderla più viva, più abitabile.
Non ho mai trovato gusto nel "buttare via” con lo sprezzante atteggiamento di chi pensa che la casa di oggi poggi sulle rovine di quella di ieri. Piuttosto sento che l'antico, per vivere e continuare a dare luce e calore, ha bisogno di essere ricompreso, riscoperto, ricollocato. E' il mio amore alla tradizione che paradossalmente mi ha reso inviso alle gerarchie... Se la fedeltà al passato è necessariamente creativa, oggi non si fa un buon servizio alle nostre inestirpabili ev vitalissime radici se le intendiamo come trasmissione di un passato pietrificato, immutabile. "Attualizzare la tradizione significa proporre nuove interpretazioni della Scrittura, dei simboli di fede, delle formule doginutiche (CLAUDE GEFFRE', Credere e interpretare, Queriniana, pag. 47).
L'ossessione disciplinare, giuridica, gerarchica e dogmatica ha “cancellato” molti tratti della nostra tradizione cristiana che oggi risultano preziosi per ripensare e ricostuire la nostra presenza cristiana nel mondo. E' la tradizione “plurale” che ci dice che un tempo erano possibili le seconde nozze cristiane, che un tempo c'erano molte cristologie, che un tempo le donne esercitavano il ministero nella comunità...
Oggi la nostra piccola realtà è un luogo di incontro in cui passano a centinaia preti: parroci, preti sposati, teologhe e teologi. Soprattutto la comunità cristiana di base, con tutti i nostri limiti, è un luogo in cui moltissime persone chiedono semplicemente ascolto, confronto. Molti che avevano “accantonato” la loro ricerca di fede ci invitano a "fare quattro passi” con loro. Poi... ci sono le persone che cercano qualcuno col quale “scoprire” una ferita, con cui piangere e gioire, con cui cercare un sentiero per uscire dalla disperazione. La dimensione ecumenica (appartengono alla comunità persone di chiese cristiane diverse) ci permette di coltivare un'apertura teologica e pastorale che proviene dal dono dell'incontro.
Ho cercato in tutti questi anni di accompagnare la comunità all'insegna del “non escludere nessuno/a”. La partecipazione attiva di gay e lesbiche credenti alla vita della comunità, la celebrazione dei loro amori nell’eucarestia, la celebrazione delle seconde nozze cristiane e l'accoglienza di quelle coppie che sono rifiutate altrove, tutto questo rappresenta per la nostra comunità un invito di Dio ad allargare i nostri cuori. Il mio compito in questi anni è stato quello di sollecitare la comunità ad aprire finestre, a documentarsi, a superare pregiudizi, a sognare l'arcobaleno, a pregare, ad agire umilmente e pazientemente…
(cont.)