sabato 16 maggio 2026

Riflessione scritta in occasione della due giorni di spritualità “Amore e libertà – gay e lesbiche in cammino nella società e nelle chiese” (Pinerolo 19 – 20 gennaio 2001).

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SENZA CHIEDERE IL PERMESSO”

Questa serata si collega idealmente non soltanto a quanto veniva ricordato nella presentazione, ma anche all'impegno che, nei giorni del Gay Pride del luglio scorso, assumemmo come comunità cristiana di base e come associazione Viottoli di proseguire la riflessione nella nostra realtà locale.

Perché questa assemblea pubblica?

Perché questa assemblea pubblica indetta da una comunità cristiana? Perché come uomini e donne, come cristiani/e, in forza della nostra umanità e della nostra fede, siamo convinti/e che ognuno/a abbia il diritto di essere se stesso/a nella pace, nell'amore e nella libertà, qualunque sia la sua identità affettiva e sessuale, culturale, religiosa, etnica.

Qui in particolare vogliamo, nel contesto di tutte le lotte per i diritti civili, ”partire dal riconoscimento del diritto di identità sessuale come momento costitutivo della personalità”, come dice Stefano Rodotà, sapendo che dire e vivere queste cose "è una buona azione civile in una situazione che non è per niente civile” (1).

La bellezza della nostra fede ci orienta a lavorare per una chiesa plurale in cui non sia permessa nessuna dittatura teologica né alcuna prassi ecclesiastica che impediscano alle comunità e alle singole persone, nel confronto costante tra esperienze e voci diverse, di esprimersi liberamente. La libertà gioiosa e responsabile dei figli e delle figlie di Dio rappresenta un connotato essenziale della nostra fede.

Ora nelle chiese cristiane, senza per nulla coltivare illusioni, è in atto un cammino irreversibile di cui sono protagonisti i gay e le lesbiche credenti. Il vento di Dio non può essere fermato né da documenti colpevolizzanti né da interventi repressivi.

Anche se il papa ha visto una ”profanazione" nel Gay Pride e monsignor Maggiolini un "marciume"(La Repubblica, 11 luglio 2000, pag. 1 7), anche se il cardinale Sodano in questi giorni lo ha definito una ”macchia sul Giubileo", quell'evento ha scatenato libertà e coraggio in tante persone, ha creato comunione profonda e visibilità reale. D

Detto senza ombra di polemica, non poteva essere più grave il commento dell'arcivescovo di Torino, all'inizio degli incontri su ”religioni e omosessualità” organizzati nel Comune di Torino dal gruppo consiliare Verdi; “La questione riguarda una minoranza; parlarne è in un certo senso reclamizzare un problema che andrebbe circoscritto” (La Stampa, 12 gennaio 2001).

Noi ci muoviamo in direzione diversa. Il discorso pubblico, aperto, esplicito e motivato ha in sé una portata positiva, conferisce dignità, favorisce le persone e l'affermazione dei diritti.

È tempo infatti di dire apertamente che l'inconciliabilità tra esperienza omosessuale e lesbica e vita autenticamente cristiana è un pregiudizio, un oltraggio alle persone, una affermazione teologica che si può motivatamente e tranquillamente contrastare e rifiutare, una discriminazione inaccettabile, una bruttificazione della fede.

Molti gay e molte lesbiche sono cristiani e cattolici né più né meno degli eterosessuali, possono vivere il loro amore senza sensi di colpa e partecipare a pieno titolo a tutta la vita della comunità cristiana. E voglio aggiungere che le lesbiche ed i gay, qualora lo desiderino e lo richiedano per motivi di fede, hanno il diritto di celebrare festosamente la loro unione d'amore nella comunità cristiana (Se non è ius conditum è ius condendum), La comunità cristiana di base di Pinerolo e altre comunità cristiane non vedono in questa scelta nulla di straordinario o di contrario all’evangelo di Gesù e continueranno a farlo nelle modalità concordate con i/le celebranti. ln questi anni sarà fondamentale la dimensione ecumenica, interreligiosa delle nostre ricerche e delle nostre prassi (2).

 

(cont.)