martedì 2 giugno 2026

da Domani del 09/03/2026

Liberare il maschile dagli stereotipi

<<La parità s’insegna fin dall’infanzia>>

di Marika Ikonomu


Già dal buongiorno in classe si può escludere e diseducare alla parità. <<Dire “buongiorno bambini”, solo ai maschi, è un mondo di inconsapevolezza, significa non porsi il problema che il maschile sovraesteso occulti le bambine, che in aula ci sono e devono essere nominate>>. Un gesto che può sembrare minimo, ma che contribuisce in modo potente alla costruzione di un immaginario. Irene Biemmi è docente di Pedagogia di genere all’università di Firenze, componente del comitato scientifico della Fondazione Giulia Cecchettin e responsabile del corso “Educare all’uguaglianza di genere, fin dall’infanzia”, rivolto a chi insegna alla primaria e alla scuola dell’infanzia. La fondazione è nata dalla volontà di Gino, Elena e Davide Cecchettin, rispettivamente padre, sorella e fratello di Giulia Cecchettin, studentessa di 22 anni uccisa dall’ex partner nel 2023, e si pone come obiettivi inclusione, lotta alla violenza di genere, attraverso programmi educativi. Il corso finanziato dalla fondazione, che ha già raggiunto il numero massimo di iscrizioni, è rivolto ai maestri e alle maestre di Veneto, Toscana e Puglia. Saranno anche il campione di indagine di una ricerca biennale sulla consapevolezza di genere del corpo docente, sui bisogni formativi e le competenze sviluppate. Perché in Italia mancano i dati: <<C’è poca ricerca scientifica, non si sa nemmeno se i docenti siano o meno favorevoli all'introduzione dell’educazione di genere a scuola>>, spiega Biemmi.

Le quote blu

E’ il maschile a dover cambiare e assumere la responsabilità degli stereotipi e della violenza di genere. Questo è un punto fermo per la fondazione, sottolinea la docente, <<i bambini hanno urgenza di ricevere una formazione che smitizzi quel dover essere del maschile, che è una gabbia, a volte anche dolorosissima. Un'idea di forza e sopraffazione lontana dai bisogni individuali di quel bambino e dal suo voler stare al mondo>>. E l’azione di cambiamento può avvenire attraverso i e le docenti, con un modello alternativo di scuola che educhi alla parità. Ma anche per loro non c’è formazione: all’università non è previsto l’insegnamento di Pedagogia di genere, la disciplina che forma a stare in classe con uno sguardo attento alla dimensione dell'uguaglianza e alla valorizzazione delle diversità. Il 4% del corpo docente delle scuole dell'infanzia e primaria è costituito da uomini. <<Questi ordini scolastici anche in Europa sono femminilizzati, ma con percentuali assolutamente diverse>>, precisa Biemmi. Per questo, la fondazione ha previsto le “quote blu”, per permettere ai maestri interessati di prendere parte alla formazione.

Educare dall’infanzia

Non solo non è presente in modo strutturale l'educazione sessuoaffettiva nelle scuole (l'Italia è uno degli otto stati membri in cui è facoltativa), ma il disegno di legge approvato in prima lettura, che porta il nome del ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, la condiziona alla volontà degli istituti, ai fondi e al consenso informato delle famiglie. Secondo Biemmi è però fondamentale intervenire sui bambini e le bambine dai 3 ai 10 anni, <<un lavoro di prevenzione culturale radicale>> perché significa <<arrivare prima che gli stereotipi possano sedimentarsi>>. Dai 12 anni in poi è già stata incamerata una serie di rappresentazioni di immaginari, sul maschile e sul femminile, sulle relazioni tra i generi, frutto di una cultura patriarcale, spiega la docente. E’ complicato decostruire qualcosa che si è depositato in modo granitico, come gli stereotipi, che sono - li definisce la docente - <<una forma mentis che mira alla semplificazione e al risparmio cognitivo>>. A chi condanna l'educazione alle relazioni a partire da tre anni, sostenendo che non si può parlare di violenza ai bambini, risponde Biemmi: <<Non ha senso parlare di violenza a quell'età, non potrebbe essere compreso. Ha senso, invece, parlare di rispetto, pari opportunità, uguaglianza>>. Se non ci si fa carico di questo tipo di educazione, quel vuoto verrà riempito dagli algoritmi.

La cassetta degli attrezzi

Questo corso è in linea con il protocollo firmato da Gino Cecchettin con il Mim, precisa, e vuole fornire una “cassetta degli attrezzi” agli insegnanti. Dal linguaggio, <<che è una spia sull’attenzione o meno rispetto a certe categorie umane>>, alla pedagogia ed educazione di genere, a strumenti concreti per riconoscere come gli stereotipi, le discriminazioni e la disuguaglianza vengono veicolati non solo da cartoni e pubblicità, ma anche dai libri di testo. Sui manuali, il monitoraggio di Biemmi pubblicato nel 2010 dal titolo “Educazione sessista” aveva dato risultati <<catastrofici>>: <<Una spartizione binaria e rigida, che ricalca i ruoli sociali tradizionali. L’uomo mantiene economicamente la famiglia e la donna si occupa della cura>>. Anche su questo possono incidere i maestri e le maestre, scegliendo libri più paritari e attenti alla dimensione di genere, verso nuovi immaginari. Costruendo le premesse culturali perché la violenza non si generi.