lunedì 15 giugno 2026

da Il Manifesto 03/06/2026

L’inchiesta del collettivo "RESTIAMO UMANI"

«Silenzio stampa»: le violenze contro chi si mobilita per la Palestina

di Bianca Caramelli

 

Una serie di “pratiche e metodi che possono essere descritti come squadristi” quelle raccolte dal collettivo "Restiamo umani" nell’ inchiesta Silenzio stampa. Il documentario ripercorre gli episodi violenti di cui sono stati vittima diversi attivisti e spazi solidali con la causa palestinese nella città di Roma. «L'idea è nata un po’ di tempo fa, abbiamo iniziato a registrare le aggressioni e raccogliere le testimonianze, spiegano. Poi, dopo i fatti dell'ultimo 25 aprile al parco Schuster, quando un membro della Brigata ebraica ha sparato contro due esponenti dell'Anpi, è arrivata la decisione di chiudere e pubblicare quanto raccolto. Tra gli obiettivi, quello di non trattarlo come un caso isolato e mostrare che c'è un filo conduttore tra diverse violenze.

Da quella del 2024, quando sempre durante un corteo per la Liberazione dei gruppi organizzati della Brigata Ebraica hanno colpito i manifestanti con sassi, bulloni e bombe carta, fino a quella del 27 aprile scorso, in cui l’aula autogestita dell'università Roma tre è stata vandalizzata con scritte e disegni della stella di David. Nel mezzo, tutte le altre: l'irruzione di incappucciati nel dipartimento di Fisica della Sapienza durante l'Acampada studentesca, il blocco della street parade a Monteverde da parte di un centinaio di individui incappucciati; l’azione della brigata Dario Vitali contro il liceo Manara di Monteverde: i tre tentativi di irruzione al centro sociale La Stradi con ordigni esplosivi. L’aggressione agli studenti del Caravillani, in assemblea: l’attacco al medico dello Spallanzani colpito con un casco dopo un presidio per la Palestina.

L'inchiesta non svela cose mai dette - spiega il collettivo - ma mette insieme questi fatti che non sono stati trattati in maniera adeguata e unitaria. Tra tutti c’è una comunanza ideologica e di metodi che va condannata con fermezza», La scelta di alcune figure, come quella dell'ardito Dara Vitali, dimostra “una direzione politica del sionismo organizzato ben precisa”. Perciò si parla di attacchi squadristi, così come “per le pratiche e i metodi delle aggressioni organizzate”.

Il fine, dicono da Restiamo umani, è che se ne parli per rompere l'impunità “Questa è una narrazione partita dal basso, dalle stesse ragazze e ragazze che hanno subito le aggressioni, perché non se ne raccontava abbastanza altrove”, nei media tradizionali. Un problema di considerazione di cui si sono rese colpevoli anche le istituzioni, che “applicano un doppio standard” intervenendo in solidarietà di certi episodi di violenza, ma ignorando quelli contro chi si schiera per la Palestina.

Il collettivo spiega che le autorità hanno mantenuto un atteggiamento di inazione. Troppo spesso le denunce presentate alle forze dell'ordine non hanno avuto risposta. Il cuore della questione è mettere in luce tutto questo. Il Silenzio stampa non è solo il titolo di un documentario, ma la denuncia di un clima che rende impossibile il dissenso o la semplice testimonianza.