martedì 9 giugno 2026

da Il Manifesto del 03/06/2026

Sud del Libano a ferro e fuoco

La furia di Israele non si placa

di Pasquale Porciello


Il primo dei due giorni di negoziati alla Casa Bianca tra Libano e Israele non ha fermato i bombardamenti israeliani e i combattimenti in Libano. La diplomazia libanese prova a portare a casa almeno una sospensione degli attacchi israeliani o quantomeno il rientro dell’escalation iniziata la settimana scorsa, quando il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato tutta l’area a sud del fiume Zahrani, a una quarantina di chilometri dal confine, «zona di guerra».

«Ripeto che le negoziazioni sono l’opzione meno costosa per il Libano e i libanesi» ha scritto su X il primo ministro libanese Nawaf Salam nel pomeriggio. «Costituiscono il cammino più breve verso la fine dell’occupazione e il ritorno dei nostri abitanti del sud nelle loro città e villaggi, dal momento che tutti gli sforzi sono unificati sotto l’autorità dello Stato».

NEL SUD DEL LIBANO gli attacchi dell’aviazione israeliana sono stati anche ieri violentissimi. A nulla sono valse le rassicurazioni di Trump di lunedì sera, quando su Truth aveva scritto che Israele non avrebbe attaccato Hezbollah e «che loro non avrebbero attaccato Israele». Lunedì mattina – e poi nuovamente alle cinque di pomeriggio – in un comunicato congiunto Netanyahu e il suo ministro della Difesa Israel Katz avevano minacciato di bombardare la Dahieh, la periferia sud di Beirut, creando il panico in città e costringendo migliaia di persone alla fuga. La Dahieh ospita tra i 500mila e i 700mila abitanti.

Katz e Netanyahu insistono sulla possibilità di bombardare Beirut, stabilendo «un’equazione secondo cui la sorte della Dahieh sarà legata a quelle delle località a nord di Israele», ha detto ieri il ministro della Difesa israeliana, parlando di «principio validato dagli Stati uniti». Hezbollah ha subito rilanciato: «Non accetteremo alcun accordo parziale di cessate il fuoco. (…) Ad ogni aggressione contro la Dahieh corrisponderà una risposta più forte» sul nord di Israele, ha assicurato Mahmud Qamati, membro di alto rango del bureau politico del partito armato.

Decine i raid israeliani nella notte tra lunedì e martedì. Mansuri, Seddiqine, Houch, Majdel Selm, Buyut el-Sayyad e Chhour nel distretto di Tiro, Kfar Sir in quello di Nabatieh, Tebnine, Haddatha, Yater a Bint Jbeil, Debbine a Marjayun (dove i l’esercito israeliano demolito con la dinamite alcune abitazioni civili) e Maruanieh a Saida, dove un’intera famiglia di sei persone è stata sterminata. Stessa storia ieri. Bombardamenti a Hanniyeh e Srifa a Tiro. Un drone ha attaccato un’auto a Jibchit e un jet ha bombardato la periferia di Kferremmane a Nabatieh, e una moschea a Jezzine.

NUOVI ORDINI DI EVACUAZIONE nella città di Nabatieh, il centro economico del sud del paese, e poi bombardamenti. Bombe anche a Tiro. In serata l’esercito israeliano ha affermato che decine di combattenti di Hezbollah si sarebbero rifugiati nel quartiere cristiano della città e ha chiesto ai «membri della comunità cristiana di Tiro di esigere l’espulsione degli elementi sabotatori», altrimenti saranno emessi degli ordini di evacuazione forzata anche per i quartieri cristiani, finora risparmiati dalla furia israeliana.

Nel campo palestinese di Burj Shemali sempre a Tiro, un double-tap – il doppio colpo con cui Israele colpisce i soccorritori arrivati sul posto dopo un primo bombardamento – alcuni operatori sanitari sono stati colpiti. Almeno 14 i feriti e due i morti. Sono oltre 130 i soccorritori uccisi dal 2 marzo, data di inizio di questa nuova fase della guerra, a oggi. Tanti i raid anche sui villaggi intorno a Bint jbeil.

Hezbollah ieri non ha lanciato missili sul nord di Israele, ma non ha arrestato i combattimenti sul terreno, come aveva annunciato frettolosamente Trump. Ha invece rivendicato attacchi alla fortezza di Beaufort, conquistata domenica dalle truppe israeliane. A Zawtar el-Charqieh Hezbollah ha detto di aver fatto saltare in aria un carroarmato Merkava e due blindati israeliani grazie agli ormai famosi droni alla fibra ottica, che i servizi di sicurezza israeliani non riescono ad intercettare. A Haddatha (Bint Jbeil) il partito armato ha comunicato di aver respinto l’avanzata di alcune truppe di terra israeliane.

IL MINISTERO DELLA SANITÀ libanese, come ogni giorno, ha reso pubblico il bilancio dei morti, 3.468, e dei feriti, 10.577, dal 2 marzo a ieri.

Oggi va in scena la seconda giornata del quarto ciclo di incontri diretti fra le diplomazie israeliana e libanese. Il Libano, alle prese con un’emergenza umanitaria che coinvolge direttamente un quinto della popolazione, ha urgente bisogno della fine dei combattimenti, dei bombardamenti e dell’occupazione israeliana. Ma al momento nessuna soluzione concreta e duratura è ancora sul tavolo.