mercoledì 10 giugno 2026

da Internazionale del 22/05/2026

Bologna resiste all’estrema destra

di Allan Kaval, Le Monde, Francia


Alla stazione di Bologna c’è un orologio che segna l’ora esatta due volte al giorno: alle 10.25 del mattino e della sera. Il quadrante è un luogo della memoria. Le sue lancette hanno cristallizzato un trauma ancora molto sentito. Qui la mattina del 2 agosto 1980 morirono 85 persone per l’esplosione di una bomba a orologeria. I processi, che si sono conclusi solo nel 2025, hanno dimostrato che i responsabili, terroristi di estrema destra, agivano nell'ambito di una rete che comprendeva importanti personalità impegnate a favorire l'avvento di un regime autoritario. 

L'attentato metteva fine ai cosiddetti "anni di piombo" in Italia, quelli dopo il 1968, segnati dalla violenza di una sorta di guerra civile latente tra un'estrema sinistra armata e paramilitari neofascisti legati agli apparati dello Stato. I nomi delle vittime, incisi su una targa, sono sormontati da un’epigrafe che mette fine a ogni possibile discussione: “Vittime del terrorismo fascista”. Bologna la rossa era stata punita dalle nuove camicie nere, insieme alla sua storia di lotte e di resistenza.

A distanza di tempo l’Italia progressista vede spesso in questo evento l’annuncio cruento di una nuova era, tra la fine della contestazione degli anni settanta e il trionfo delle idee neoliberali di Margaret Thatcher e Ronald Reagan, di cui Silvio Berlusconi sarebbe presto diventato l’imperfetto epigono.

L’attuale presidente della commissione parlamentare antimafia, Chiara Colosimo, è di Fratelli d’Italia, il partito di ispirazione neofascista della presidente del consiglio Giorgia Meloni. Nel 2023 la sua nomina aveva suscitato l’ira delle vittime: era stata fotografata in carcere mentre abbracciava uno degli esecutori della strage.

Una cultura da preservare

Il tempo delle bombe è passato, ma Bologna è ancora un obiettivo, e la libertà accademica è sotto attacco. Nel dicembre 2025 il governo e il capo dell’esercito se la sono presa con la sua università, nata nell’undicesimo secolo, per aver rifiutato l’attivazione di un nuovo corso di laurea in filosofia per ufficiali dell’esercito.

Bologna è anche la custode di un patrimonio di idee umanistiche con cui l’estrema destra in Europa, e non solo, cerca di rompere.