lunedì 29 giugno 2026

da Pressenza del 26/06/2026

L’infanzia come bersaglio. 

Il rapporto ONU che documenta la distruzione dei bambini di Gaza

di Francesco Russo


Il nuovo rapporto della Commissione d’Inchiesta delle Nazioni Unite raccoglie oltre due anni di indagini sui Territori Palestinesi Occupati e documenta migliaia di violazioni contro i minori. Un testo destinato a incidere nel dibattito sul diritto internazionale e sulle responsabilità politiche della comunità internazionale.


C’è un documento di ottantanove pagine depositato davanti al Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite il 18 giugno 2026. Si chiama The essence of childhood has been destroyed. Lo ha redatto la Commissione Internazionale Indipendente d’Inchiesta sui Territori Palestinesi Occupati. Non è un comunicato di un’organizzazione umanitaria. Non è un rapporto di parte. È il risultato di oltre due anni di indagini, migliaia di fonti aperte verificate forensicamente, interviste a medici, testimoni, sopravvissuti, analisi balistiche, immagini satellitari, scansioni TC di bambini feriti. È, per dirla senza perifrasi, la più dettagliata documentazione di sterminio metodico dell’infanzia mai prodotta da un organo delle Nazioni Unite nel XXI secolo.

Almeno 20.179 bambini uccisi tra il 7 ottobre 2023 e il 7 ottobre 2025. Quarantaquattromila feriti. Cinquemilasessanta ancora sepolti sotto le macerie. Diciassettemilacinquecento non accompagnati, senza famiglia, senza nome. Cinquantottomila che hanno perso uno o entrambi i genitori. Questi non sono dati di Hamas, né del Ministero della Salute di Gaza: sono cifre verificate e citate dalla stessa Commissione ONU incrociando UNICEF, OCHA e Save the Children. Il trenta per cento dei morti totali del conflitto è composto da minori, una percentuale che supera quella di ogni precedente escalation israeliana su Gaza (quella del 2008–2009 e quella del 2014) e che la Commissione riconduce esplicitamente all’espansione dei criteri di targeting e all’uso sistematico di armi ad area vasta in zone densamente popolate da civili.

Il rapporto documenta qualcosa che le cancellerie occidentali si rifiutano sistematicamente di nominare: un pattern deliberato. Bambini colpiti alla testa e al torace da cecchini a distanza ravvicinata. Neonati di dieci giorni presi di mira da quadricotteri mentre venivano allattati in una tenda. Fratelli di dieci e nove anni uccisi da un drone mentre raccoglievano legna per il padre sulla sedia a rotelle, nella zona grigia della cosiddetta «linea gialla» istituita dopo il cessate il fuoco dell’ottobre 2025. Medici internazionali che descrivono agli investigatori ONU un pattern di ferite da arma da fuoco unica, di precisione, su bambini isolati, spesso mentre gli adulti vicini restano illesi: indicatore tecnico, riconosciuto dai due patologi forensi indipendenti consultati dalla Commissione, di targeting intenzionale e non di fuoco indiscriminato.

Il rapporto è anche un catalogo di dichiarazioni pubbliche che la Commissione inserisce nell’analisi dell’intento genocidario ai sensi dello Statuto di Roma, non come curiosità retoriche ma come elementi costitutivi della mens rea. Un membro della Knesset che il 30 gennaio 2025 afferma: «Gaza è piena di terroristi e ogni bambino che vi nasce è già un terrorista, dal momento della sua nascita». Un altro, durante una sessione plenaria del 9 maggio 2025: «Quello che è stato fatto a Gaza è una vergogna che non sia andata peggio. Non ci sono innocenti». Un ex deputato del Likud, in un’intervista televisiva israeliana del maggio 2025: «Ogni bambino a Gaza è il nemico. Non dobbiamo lasciare un solo bambino gazawi là». Queste dichiarazioni, lette insieme al pattern operativo documentato sul campo, concorrono a costruire il quadro probatorio che la Commissione ritiene sufficiente, con lo stesso standard di prova utilizzato dalla CPI per i mandati di arresto, per concludere che siamo di fronte a genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra.

Poi ci sono gli ospedali. Al-Nasr Pediatrico attaccato tre volte in una settimana del novembre 2023, fino alla chiusura forzata, con quattro neonati trovati in decomposizione nelle incubatrici spente quando i giornalisti poterono accedervi durante la prima tregua. Al-Rantisi, unico ospedale pediatrico specializzato rimasto operativo a Gaza, colpito il 16 settembre 2025 con ottanta pazienti all’interno. Le unità di terapia intensiva neonatale ridotte da 178 incubatrici a 54, con tre o quattro neonati costretti a condividere la stessa macchina. Operazioni chirurgiche su bambini eseguite senza anestesia, con materiale non sterile. Quindici neonati morti di ipotermia tra dicembre 2024 e febbraio 2025 nelle tende degli sfollati, in condizioni che la stessa UNICEF ha definito «prevenibili». Il quarto ciclo di vaccinazione antipolio per seicentomila bambini bloccato dal divieto israeliano di ingresso degli aiuti umanitari nell’aprile 2025, in un territorio dove il poliovirus era ricomparso dopo venticinque anni di eradicazione.

Qui si apre la questione politica che nessun governo europeo vuole affrontare. L’Italia, come la Francia, la Germania e il Regno Unito, continua a vendere o a non bloccare la vendita di componenti militari a Israele, continua ad astenersi o a votare contro le risoluzioni ONU che chiedono l’embargo sulle armi, continua a definire «preoccupante» ciò che il diritto internazionale qualifica diversamente. La formula del «sostegno al diritto di Israele a difendersi» funziona da schermo per una complicità che il rapporto ONU rende difficilmente negabile: bambini uccisi con precisione da cecchini e droni in pieno giorno, in aree dove nessuna minaccia militare concreta era verificabile, da unità militari identificate dalla Commissione per nome e numero: la 162ª Divisione, la 98ª Divisione, la Brigata Kfir, la Multi-Dimensional Unit 888, la Brigata Efraim e la Brigata Menashe.

La solidarietà con il popolo palestinese non è una postura morale che si esaurisce nell’indignazione. Si traduce in pressione concreta sui governi, in rifiuto dell’acquiescenza parlamentare, nella costruzione di reti di supporto legale, umanitario e culturale, nella richiesta pubblica e nominativa di una risposta politica a ottantanove pagine di documentazione forense che sono già agli atti di un organo delle Nazioni Unite. Significa non accettare che il silenzio istituzionale diventi la norma.

Il titolo del rapporto è una citazione di un medico che lavora a Gaza, raccolta da un investigatore ONU. Ha detto che l’essenza dell’infanzia è stata distrutta, non che i bambini sono morti, ma che l’infanzia come condizione umana, come spazio di crescita e come proiezione di futuro è stata sistematicamente eliminata. Ottantanove pagine di documentazione forense depositate agli atti di un organo delle Nazioni Unite rendono questa affermazione incontestabile. Ciò che resta, per chiunque abbia responsabilità politica nei Paesi che continuano a guardare altrove, è la misura esatta della propria complicità.