da Volere la Luna del 05/06/2026
L’auto in transizione
di Alleanza Clima Lavoro
La transizione dell’industria automotive verso la mobilità a zero emissioni è uno dei passaggi più rilevanti e complessi nel processo di trasformazione economica, tecnologica ed ecologica che attraversa le economie avanzate. La combinazione tra innovazione industriale, digitalizzazione, decarbonizzazione, riconfigurazione delle catene del valore e mutamenti nei modelli di consumo sta ridefinendo in profondità uno dei settori chiave del sistema produttivo europeo e italiano.
In questo contesto, la mobilità elettrica a batteria è diventata il nuovo standard tecnologico di riferimento, che sta stravolgendo gerarchie industriali consolidate, ridefinendo le architetture produttive, i contenuti del lavoro, le dinamiche competitive lungo l’intera filiera. La progressiva affermazione del veicolo elettrico non implica una semplice sostituzione tecnologica, ma una mutazione strutturale che investe l’intero ecosistema industriale, dalla progettazione alla produzione dei componenti, fino ai servizi di vendita e post vendita. Di fronte a trasformazioni di tale entità, il dibattito pubblico tende tuttavia a polarizzarsi mettendo in contrapposizione istanze che andrebbero invece tenute insieme e armonizzate. La polarizzazione è alimentata dal fatto che l’industria automobilistica in Europa, e in particolare in Italia, sconta un forte ritardo nella transizione all’elettrico. Si tratta di un ritardo dettato da livelli insufficienti di investimento e strategie industriali poco lungimiranti, da carenti politiche di sostegno a livello comunitario e nazionale, da una tempistica di adattamento sensibilmente più lenta rispetto ad altri attori globali, in primo luogo i produttori cinesi e asiatici. Un ritardo tanto più grave in quanto impatta negativamente sul lavoro, soprattutto nei segmenti più fragili della filiera e nelle aree industriali storicamente votate all’automobile. Nonostante l’importanza del tema, il dibattito che ne deriva è segnato dalla mancanza di una voce fondamentale: quella delle lavoratrici e dei lavoratori coinvolti in prima persona nei processi di trasformazione in atto.
L’indagine dell’Alleanza Clima Lavoro, realizzata con un ampio sondaggio e qui presentata, nasce con l’obiettivo di colmare questa lacuna, offrendo – per la prima volta in Italia – una base empirica che consente di analizzare “numeri alla mano” il modo in cui la transizione viene vissuta, interpretata e valutata da chi lavora nel settore automotive. Nello specifico, il sondaggio indaga tre dimensioni strettamente interconnesse: le trasformazioni industriali e produttive in corso, le ricadute sul lavoro e sulle competenze e il ruolo delle politiche pubbliche nel governare questi processi. Un primo elemento che emerge è la necessità di superare una rappresentazione della transizione come evento futuro o eventuale. I processi di cambiamento risultano infatti già diffusi e radicati nelle imprese italiane, sia sotto il profilo tecnologico, sia sotto il profilo organizzativo. La questione, pertanto, non è più se la transizione sia opportuna o meno ma in che modo essa possa essere indirizzata nella giusta direzione, riducendo i rischi e valorizzando le opportunità. I dati evidenziano anche come gli effetti della trasformazione dell’industria automobilistica in Italia verso la mobilità elettrica e sostenibile non si manifestano e non maturano in un vuoto economico e sociale, ma si innestano su forti fragilità già esistenti nel tessuto produttivo.
Parallelamente, l’indagine rivela l’orientamento delle lavoratrici e dei lavoratori dell’automotive nei confronti della transizione all’elettrico. Contrariamente a quanto si sente fin troppo spesso affermare, non emerge un’opposizione generalizzata, quanto piuttosto una forte domanda di sostegno e accompagnamento: non un rifiuto della transizione in sé, ma una richiesta esplicita di politiche adeguate in grado di governarne gli effetti sul lavoro, di rafforzare competenze e condizioni occupazionali, di promuovere l’innovazione industriale. Il tema della qualità delle politiche pubbliche appare come uno dei nodi principali per il successo della transizione. Gli esiti del sondaggio delegittimano inoltre il ricorso a narrazioni semplificate e binarie, che contrappongono in modo rigido il lavoro e l’ambiente. Accanto alle preoccupazioni legate alla sicurezza occupazionale e alla qualità del lavoro, affiora una diffusa consapevolezza della centralità delle questioni climatiche. La percezione delle lavoratrici e dei lavoratori appare assai più complessa e meno polarizzata di quanto solitamente veicolato nel dibattito pubblico, indicando a tutti gli effetti la prospettiva di un’integrazione positiva tra queste due dimensioni nella costruzione di percorsi di transizione giusta.
La dimensione delle competenze rappresenta un ulteriore elemento chiave. La trasformazione tecnologica associata alla digitalizzazione e all’elettrificazione del trasporto su strada modifica profondamente i contenuti del lavoro, richiedendo nuove conoscenze e capacità. Tuttavia, il processo di adeguamento delle competenze non appare allineato ai fabbisogni emergenti. Questo divario solleva interrogativi sulle modalità di progettazione e implementazione delle politiche formative, sollecitando imprese, istituzioni e parti sociali a garantire percorsi di aggiornamento più efficaci, strutturali e accessibili.
Alla luce di questi elementi, l’indagine qui presentata si propone come uno strumento utile e innovativo per orientare, sulla base dell’evidenza empirica, il confronto sull’industria automobilistica tra attori istituzionali e politici, esperti e studiosi, imprese, organizzazioni sindacali e società civile. In un contesto segnato da trasformazioni rapide e profonde, ascoltare il punto di vista delle lavoratrici e dei lavoratori è una precondizione essenziale per comprendere meglio la natura dei cambiamenti in atto e per costruire percorsi di transizione dell’automotive sostenibili sul piano ambientale, economicamente solidi e socialmente equi.