Domani è la giornata della parata militare, vedremo i cappellani militari con tanto di gradi, di stipendio, ecc. Tra loro uno è un vescovo.
È la vergogna di una Chiesa che combatte le armi e poi si veste da armata. Coloro che dovrebbero essere i pastori, ebbene, si vestono da militari, con stipendio, titolo...
Bene, mi pare davvero che siamo in una contraddizione: parliamo contro la guerra, poi i cappellani militari che dovrebbero essere dei pastori per i giovani, sì, semmai per dissuaderli dalla violenza, dalle stupidaggini che nel tempo militare compiamo, vengono essi stessi militarizzati. Mi fa grande dolore, grande vergogna.
Il fatto che loro, che nell’esercito non ci dovrebbero manco essere, vengano invece vestiti da militari ha suscitato in molte persone, in molti preti grande indignazione. Ma allora la Chiesa si arma? Allora la Chiesa adotta i titoli militari?
Addirittura un vescovo! Abbiamo invece bisogno di dissuadere la gente dagli eserciti, dalle armi. Abbiamo bisogno di fare con i giovani un discorso: non dobbiamo vestirci con le armi per sentirci in un rango ufficiale nella società.
Molte riviste come Adista hanno deplorato questo fatto segnalando l’indignazione che provo io e tanti altri. Io personalmente non riesco più a capire il Papa che parla di pace e poi ha approvato egli stesso che ci sia nell’esercito uno schieramento di armati, cattolici, ufficiali, militari, cappellani. Cosa vuol dire questa parola? Io l’avevo sempre intesa come una contraddizione, ma almeno non pensavo di vedervi domani in una parata grandiosa a far vedere di essere importanti perché indossate panni militari con tanto di gradi.
Proprio la Chiesa che parla di pace, poi si militarizza e veste da armati i suoi inviati nelle varie comunità militari.
Sarebbe bello veder succedere un fatto pastorale: preti e frati nelle caserme per compiere opere di pace.
Invece dobbiamo “ridere” e soffrire per una Italia sempre più militarizzata, con le funzioni religiose che nelle caserme si rivestono sempre più con i panni della guerra.
La mia speranza è però che la giornata di domani ci possa aprire gli occhi. Spero che tanti possano riflettere. Una parata, dunque, che fa vergogna per la Chiesa, ma che, come diceva Ortensio da Spinetoli, possa essere l’occasione per “lasciare un dogma”.