giovedì 25 giugno 2026

 Tempi di Fraternità

  

HANNO SCRITTO

a cura di Giorgio Bianchi

 

José Pepe Mujica (Montevideo, 20 maggio 1935 — ivi, 13 maggio 2025).

Iniziò a occuparsi di politica a 20 anni militando in partiti e movimenti di ispirazione marxista. Nel 1973, con l'avvento della dittatura di Juan Maria Bordaberry, aderì al movimento dei guerriglieri Tupamaros in lotta per riportare la democrazia nel paese. Nel 1971 venne catturato e imprigionato. Fu solamente alla caduta della dittatura nel 1985 che ottenne la liberazione.

Nei venti anni successivi Pepe Mujica partecipò attivamente alla vita politica uruguaiana sino alla sua elezione a Presidente della Repubblica nel 2009, che fece conoscere al mondo l’eccezionalità del suo mandato.

Destinò il 90% del suo appannaggio a favare di Organizzazioni Non Governative e di associazioni benefiche. Anziché nel palazzo presidenziale, rimase a vivere con la moglie senatrice, nel loro vecchio cascinale alla periferia di Montevideo. Come mezzo di trasporto continuò ad usare il maggiolino che gli avevano donato gli amici. Durante il suo mandato ottenne la depenalizzazione dell’aborto, il riconoscimento dei matrimoni omosessuall, e la legalizzazione delle droghe leggere. Grazie al suo esempio e alla politica da lui instaurata, il tasso di povertà in Urnguay, scese dal 23% del 2009 al 18,2% del 2025, anno della sua morte.

Riportiamo alcuni brani tratti dalla raccolta dei suoi scritti “La felicità al potere”, Editori Internazionali Riuniti, e da un suo intervento al G20 tenutosi in Brasile nel mese di giugno 2012.

È necessario imparare a vivere coerentemente con quel che si pensa. Non dimenticartelo! Vivi come pensi, altrimenti finirai per pensare come vivi. (La felicità al potere, pag. 87)

Se non difendiamo la nostra libertà, ma dedichiamo invece la nostra vita a estinguere mutui, la vita finisce per scapparci di mano e nulla vale più della vita.

Io non sono da prendere a esempio di nulla. Io ho scoperto la chiave di tutto questo nella profondità del carcere quando non potevo neppure leggere un libro e se non avessi attraversato quegli anni non sarei ciò che sono. A volte si impara più dal dolore che dal benessere. Per questo la notte in cui per la prima volta ebbi un materasso, mi sono sentito felice. (La filicità al potere, pag. 151)

Non sto difendendo la povertà, difendo la sobrietà perché la gente possa essere libera. Perché l’obiettivo della razza umana, non è vivere per lavorare. Bisogna lavorare per vivere. Non sprecate la vita, la vita bisogna viverla. (La felicità al potere, pag. 152)

Quando un gruppetto di donne africane cammina cinque chilometri per potersi procurare due secchi di acqua, non è un problema dell’Africa, è un problema dell’umanità intera. Questo bisogna capirlo. (La felicità al potere, pag. 190)

Abbiamo parlato tutto il giorno di sviluppo sostenibile, di lotta alla povertà che affligge una grande quantità di persone nel sottosviluppo. Ma qual è il modello di sviluppo di cui parliamo?

Il modello di sviluppo di cui parliamo, è quello delle società ricche ed è un modello insostenibile.

Che cosa succederebbe se gli abitanti dell’India avessero la stessa quantità di auto per famiglia che hanno i tedeschi? Quanto ossigeno resterebbe per poter respirare? Quello che dobbiamo chiederci é: Possiede il pianeta terra risorse affinché tutti possano sostenere lo stesso grado di consumo e sperpero che hanno le più opulente società occidentali?”. (Intervento al G20)

Lo sviluppo non può essere contrario alla felicità. Deve essere a favore della felicità umana, dell’amore sulla terra, delle relazioni umane, dell’attenzione ai figli, dell’avere amici, dell’avere il giusto, l'elementare. Perché è questo il tesoro più importante che abbiamo. (Intervento al G20)

T.d.F. Maggio 2026