da Adista del 18/04/2026
Il cristianesimo laico di Ortensio da Spinetoli
di Augusto Cavadi
Nell’eccezione corrente (fuori dai confini ecclesiali cattolici) il termine “laico” suggerisce un’antitesi, un’opposizione a “cristiano” o più ampiamente a “religioso”. In questo senso polemico, Ortensio da Spinetoli non è stato un “laico” perché – entrato nell’Ordine dei Frati minori Cappuccini, in cui è stato anche consacrato presbitero – non ne è uscito formalmente sino alla morte, avvenuta nel 2015 quando egli era novantenne, nonostante da molto tempo vivesse ormai fuori dai conventi presso una modesta famiglia di Recanati che lo aveva accolto fraternamente.
Ma c’è un altro significato di “laico” che prescinde dalla dialettica oppositiva, polemica, con ciò che è “sacro” o “santo” ed è invece definito da una costellazione di qualità positive: la sincera ricerca della verità, la libertà da pregiudizi e dogmatismi, il coraggio di criticare qualsiasi teoria (anche se la si è condivisa sin dalla nascita), la pazienza di condividere con il dubbio su tutto ciò che non s’impone con evidenza, il rispetto per chiunque esprima idee diverse dalla propria, l’amore per le bellezze naturali e artistiche… In questa seconda accezione Ortensio da Spinetoli è stato sinceramente e profondamente “laico”.
Ciò gli fa onore e spiega la varietà delle persone con cui è stato in relazione durante la vita: credenti, agnostici, atei di ogni strato sociale, professione o mestiere. Molti sono stati e sono i preti, i frati, le suore che – per un’inclinazione intuitiva – hanno testimoniato simili aperture. Ciò che caratterizza la figura di Ortensio è che egli non si è limitato a testimoniare soggettivamente che si può essere “laici” e “cristiani”, ma ha anche offerto le giustificazioni teologiche di questa postura esistenziale. Da studioso competente ha dimostrato come una lettura scientificamente attrezzata dei vangeli rende non solo legittimo, ma addirittura inevitabile vivere la fede laicamente. “laicità credente” o, se si preferisce, “fede laica” non sono ossimori: dimensione “laica” e dimensione “religiosa” si possono, anzi si devono, coniugare in se stesse perché sono state incarnate già nella persona di Gesù di Nazareth – quale almeno ci è possibile conoscere nelle pagine del Secondo Testamento.