lunedì 27 luglio 2026

 da Confronti di Maggio 2026

Caregiver familiari: un lavoro invisibile

di Valentina Paiano

I caregiver familiari in Italia, stimati in milioni, reggono gran parte del peso della cura per persone fragili, tra sacrifici personali, carico economico e burocrazia complessa.

<<Il 12 febbraio 1995, alle ore 2.00 la mia vita ha virato verso una direzione a me sconosciuta. Venti terribili giorni in cui la mia compagna, amica, confidente di una vita quasi ventennale, cade in un coma profondo dal quale tu non sai se ne uscirà. Ho provato apprensione, sgomento, frustrazione perché colei che io avevo definito “il bastone della mia vecchiaia”, in un attimo era diventata una bambina bisognosa di amorevoli cure e di tanta attenzione. Non è più stato un rapporto fra moglie e marito>>.

Un cambio di relazione

Luigi (nome di fantasia per tutelarne la privacy) non racconta un “prima” e un “dopo”: mette un chiodo nel tempo, un’ora esatta, e da lì fa scorrere trent’anni di cura. La sua storia contiene già una delle fratture più dure: la persona amata resta viva, ma torna diversa, e la relazione deve reinventarsi.

<<Da quel momento le cose via via sono andate migliorando. Le cure psicologiche, fisioterapiche e logopediche iniziavano a dare i loro frutti, ma il percorso di riabilitazione non lasciava dubbi: non sarebbe più stata la persona volitiva, capace, intelligente, pragmatica e meravigliosa della quale io mi ero innamorato. Paola era diventata l’esatto opposto di quella che avevo sposato. Una persona come me, che non ha avuto figli, ha solo due pozzi dove attingere aiuto: parenti e amici>>.

La malattia non porta via solo funzioni. Cambia le relazioni e i ruoli. Cambia la grammatica dell’intimità. <<Un giorno Paola decise di non andare più al lavoro perché non si sentiva più utile. Da allora, mi sono trovato a doverla gestire 24 ore su 24 da solo. Negli anni la situazione è ulteriormente peggiorata e sono iniziati i nostri “pellegrinaggi” nelle varie Aziende sanitarie alla ricerca di una cura per un tumore ovarico – prosegue Luigi -. Gli spazi che mi ero ricavato dopo il pensionamento sono via via scomparsi. Ho capito che la mia vita avrebbe avuto un andamento che non avevo neanche lontanamente pensato. La mia quotidianità è monotona: sveglia alle 4.00 per la terapia, alle 6.30 colazione e farmaci, poi spesa, pranzo, riassetto, terapie pomeridiane. Mi mancano le passeggiate, mi mancano i progetti che avevo per il mio futuro.