mercoledì 8 luglio 2026

da Internazionale del 03/07/2026

Se la Volkswagen licenzia

di El Pais, Spagna

 

Le aziende delle dimensioni della Volkswagen sono un termometro per un intero paese, e questo spiega l'inquietudine suscitata dalla notizia che l'azienda automobilistica con sede a Wolfsburg taglierà 100mila posti di lavoro su un organico di più di 650mila dipendenti in tutto il mondo. I tagli sono il risultato di una trasformazione industriale a cui la Germania è arrivata in ritardo. Non è solo il fatto che la Volkswagen ha perso terreno in Cina, ma anche che i giganti cinesi stanno entrando con forza nel mercato tedesco, dove marchi come Mercedes e Bmw devono affrontare tagli e piani di ristrutturazione.

Per un paese esportatore come la Germania, l'ondata protezionista che ha travolto il mondo è micidiale. I dazi imposti da Donald Trump non hanno aiutato, ma non sono gli unici responsabili della crisi. Nel caso della Volkswagen si tratta di una serie di errori che vanno dalla frode sul diesel al disinteresse per l’auto elettrica e che sfociano in annunci di riduzione del personale. Nel 2024 il sindacato Ig-Metall e i vertici dell'azienda si erano accordati su 35mila licenziamenti entro il 2030 solo per la Germania. Nel 2025 la cifra è salita a 50mila; ora sono il doppio a livello mondiale.

I rischi si concentrano in Germania, in quattro stabilimenti minacciati dalla chiusura, uno dei quali si trova nel territorio della ex Germania Est, feudo dell'estrema destra, Non sorprende che Alternative für Deutschland (Afd), il partito estremista che è sempre più forte tra i lavoratori, cerchi di sfruttare la crisi a fini elettorali.

Le difficoltà della Volkswagen sono un campanello d'allarme per tutta l'Europa: un'industria solida e innovatrice è una condizione indispensabile per la sovranità e la stabilità del continente.