martedì 14 luglio 2026

da L’Eco del Chisone del 03/06/2026

Una magnifica umanità

di Derio Olivero, vescovo di Pinerolo


Nel viaggio da Roma ho letto l'ultima enciclica del papa. Si intitola "Magnifica Humanitas”. Una lettera dedicata alla custodia della persona umana nel tempo dell'intelligenza artificiale. In questi giorni mi ritorna nei pensieri. In particolare alcuni passaggi. Il primo: "La qualità di una civiltà si misura non dalla potenza dei suoi mezzi, ma dalla cura che sa offrire”.  Sempre più misuriamo la qualità della nostra civiltà dalla sua potenza, dalla sua efficienza, dal Prodotto Interno Lordo, dal mercato. Perdiamo il valore della cura. Eppure il valore di un uomo e di una donna sta innanzitutto nella sua capacità di cura, nella sua capacità di relazione. Scrive il papa: "Curiamo le relazioni! In un'epoca che tende a velocizzare e frammentare, la carne umana continua a chiedere di essere curata e riconosciuta da mani capaci di tenerezza, da menti attente e da parole buone.  La cultura digitale moltiplica le connessioni e offre nuove possibilità di incontro; tuttavia, il cuore umano conserva un bisogno irrinunciabile di prossimità. Invito a custodire luoghi e tempi in cui la presenza fisica rimane decisiva: la tavola condivisa, la comunità cristiana che si raduna, la visita a chi è solo, il servizio ai poveri”. Curare l’umano significa innanzitutto curare le relazioni. Non basta funzionare, non basta possedere. Occorre incontrare. L’incapacità di relazione genera la supremazia della competizione, porta a vedere l’altro come nemico e non come compagno, produce sospetto, spinge ad innalzare muri. La cura quotidiana delle relazioni allena la capacità di mediare, accogliere, ascoltare, incontrare, capire, perdonare, ripartire. Non siamo robot. E la verità dell'umano non si salverà con il cyborg, cioè un essere vivente dotato sia di parti biologiche che di impianti tecnologici. Mezzo umano e mezzo macchina. Funzionerà meglio, ma non sarà automaticamente umano. Anzi, probabilmente correremo il rischio di aumentare la disuguaglianza sociale, l’ingiustizia, l’emarginazione. E correremo il rischio di credere che l’umano sia l’eliminazione del limite. Mentre l’umano sta nella condivisione, nel cammino comune, nella cura. Occorre "far crescere la tecnica senza far regredire il cuore. Per questo l’umanità - magnifica e ferita - non deve essere sostituita né superata: può accogliere i progressi della tecnica per alleviare le sofferenze e aprire possibilità nuove, purché non rinneghi ciò che la rende se stessa, cioè la capacità di relazione e di amore. Scrive ancora il papa: "Ciò che salva l’umano non è l’autosufficienza potenziata, ma una relazione che libera, una comunione che trasforma”. “Il vero progresso nasce sempre da un cuore aperto all'altro, da un'intelligenza disponibile all'ascolto, da una volontà che cerca ciò che unisce più che ciò che separa”. Ecco dove sta l'umano che desideriamo custodire: è umano chi è aperto alla relazione con l'altro, chi sa ascoltare, chi, con testarda tenacia, cerca ciò che unisce più che ciò che separa. Questi pensieri mi hanno accompagnato questa sera durante l'inaugurazione del Dormitorio Femminile, ultima parte della Stazione di Posta. Un luogo destinato ad offrire un letto e un tetto a donne in situazione di fragilità. Un luogo dove prendersi cura dell’altro. Dove tante persone offrono tempo e passione per custodire l’umano.