giovedì 2 luglio 2026

Proposta di lettura

Un pò di storia della Chiesa Cattolica.

Qui riportiamo solo alcune parti tratte dal libro 

DIRE OGGI IL DIO DI GESU’

di Luigi Sandri - Edizioni Paoline 2023


1054: scisma Roma/Costantinopoli

1075: il Dictatus papae

L'accusa di eresia, mescolata con altre - legate a differenti mentalità culturali - preparò l’humus della rottura ufficiale tra le due Rome. Il cardinale Umberto da Silva Candida, inviato sul Bosforo da papa Leone IX per sanare i dissidi pendenti, litigò invece di brutto con il patriarca di Costantinopoli, Michele Cerulario; perciò il 16 luglio 1054 il prelato latino depose sull’altare della basilica si Santa Sofia la bolla di scomunica contro Cerulario; che replicò con analogo anatema. La schermaglia giuridico-teologica impegnava, di per sé i due e non il papato, o l’intera Chiesa Bizantina, la gente, poi, pensò che si trattasse di una delle solite beghe tra la prima e la seconda Roma. Sarà un secolo e mezzo dopo che quelle scomuniche, e quella data, saranno considerate la spaccatura formale tra le due chiese.

Su questo sfondo teologico già precario, a colmare la coppa di una “prepotenza teologica” considerata da Bisanzio insuperabile, 20anni dopo lo scisma del 1054 arriverà un’iniziativa di papa Gregorio VII. Infatti nella primavera del 1073 l’arcidiacono Ildebrando di Soana fu eletto papa. Non era nemmeno presbitero; quindi fu ordinato tale e poi consacrato vescovo: e divenne Gregorio VII.

Egli, decisissimo a rafforzare l’autorità del papato, anche in contrapposizione all’autorità imperiale, nel 1075, con il Dictatus Papae condensò il suo pensiero in ventisette assiomi: ne citiamo alcuni.

  • Che soltanto il pontefice romano è a buon diritto chiamato universale.
  • Che egli solo può deporre o reinsediare i vescovi.
  • Che egli solo può usare le insegne imperiali.
  • Che solo al papa tutti i principi debbano baciare i piedi.
  • Che solo il suo nome (e non più quello dell’imperatore) sia pronunciato nelle chiese.
  • Che gli è lecito deporre gli imperatori.
  • Che nessuno lo può giudicare.
  • Che la Chiesa romana non ha mai errato ne mai errerà per l’eternità, secondo la testimonianza delle scritture.
  • Che chi non è in comunione con la Chiesa romana non deve essere considerato cattolico.
  • Che egli può sciogliere i sudditi dalla fedeltà verso gli iniqui (cfr Concili, p. 105).

Queste tesi suonavano inaudite e certamente intollerabili al basileus di Costantinopoli; ma esse rompevano anche il già precario equilibrio tra potestas/imperium (l’impero) e auctoritas (la Chiesa) che da 5 secoli aveva retto la società occidentale. Difatti, Gregorio VII scomunicò l’imperatore Enrico IV e sciolse i suoi sudditi dall’obbedienza al sovrano; e quando, nel gennaio 1077, questi si recò penitente al castello di Canossa, sull’Appennino emiliano, dove il Papa era ospite della contessa Matilde, egli per tre giorni fu tenuto al freddo, e sotto la neve, fuori dalle mura, prima di essere ammesso alla presenza di Gregorio.