lunedì 17 agosto 2026

 da ADISTA del 11/07/2026

Ottobre 1971. I docenti che rifiutarono di insegnare religione nella scuola

Fu un atto che sembrò di follia, quello del rifiuto pubblico dell'insegnamento della religione a scuola da parte di sette preti napoletani insegnanti di religione: Ciro Castaldo, Antonio Cutolo. Ciro De Luca, Armando Poggi, Ciro Stanzione, Giovanni Tammaro e Gaetano Viscardi. Era il 21 ottobre del 1971, si era in pieno ‘68 politico, con tutti gli aneliti di libertà, ed ecclesiale, sospinto dal Concilio Vaticano II. Era in vigore ancora il vecchio Concordato fra Stato e Santa Sede siglato nel 1929 in epoca fascista, che riconosceva la religione cattolica quale la sola religione dello Stato italiano e da insegnare a scuola, non solo negli ambiti ecclesiali. «Siamo convinti che il cristianesimo non si insegna, si vive», scrivevano i firmatari nella loro dichiarazione di rifiuto, «che l'istituzione dell'insegnamento di Religione nella scuola è una delle espressioni più chiare di compromesso con il potere, e per l'annuncio del Vangelo «sicurezze e privilegi costituiscono forti condizionamenti.

E’ uno dei firmatari, Armando Poggi, a ricordare quel lontano episodio. Per due motivi: fare memoria di una consapevolezza e di una lotta (pagata di persona) per "liberare la Parola"; e constatare come la compromissione con il potere sia ancora oggi viva nella Chiesa, dopo essere passata sotto il rullo compressore della politica wojtyliana e ruiniana

Alla "memoria" di Armando Poggi che qui ospitiamo, aggiungiamo il resto del “rifiuto".


PAGAMMO DI PERSONA PER LIBERARE L'ANNUNCIO

di Armando Poggi


Alcide De Gasperi, nella celebre frase («Un politico guarda alle prossime elezioni. Uno statista guarda alla prossima generazione»), distingue lo statista dal politico, nella dimensione tempo e negli obiettivi; il politico alla lungimiranza deve aggiungere un bagaglio di esperienza, cultura, competenza, umanità, solidarietà, sensibilità e spirito di sacrificio.

Le stesse qualità ("spessore") dovrebbero essere possedute, in relazione all'impegno e al ruolo da assumere, da ogni persona, donna o uomo, per poterle impiegare o mettere al servizio in ogni luogo, ambito, settore, attività in cui è chiamato a dare il proprio contributo.

Oggi da qualunque parte volgiamo il nostro sguardo, vediamo un drammatico vuoto, o al più un "assottigliamento" dovuto non alla indisponibilità, ma alla strutturale carenza delle qualità.

A mio giudizio un elemento importante che concorre alla formazione della lungimiranza è vivere nella Storia, dando il proprio contributo, avere e coltivare la memoria, partecipare al tempo presente e guardare al futuro.