sabato 8 agosto 2026

 da il Manifesto del 2 agosto 2026

IL MESSAGGIO È CHIARO: NESSUNO IMPEDIRÀ A TEL AVIV DI CONTINUARE AD OCCUPARE LA STRISCIA

di Eliana Riva


La risposta di Israele al «piano di pace»: bombe sui campi sfollati di Gaza


È arrivata direttamente dai cieli di Gaza la risposta israeliana al (ri)annunciato accordo sul cosiddetto «piano di pace». L’hanno sganciata gli aerei di Tel Aviv sui campi affollati di tende, vicino agli ospedali.

Appena Hamas ha accettato i termini del disarmo, facendoli coincidere con quelli del ritiro israeliano dalla Striscia, l’esercito ha annunciato una serie di bombardamenti contro presunti «depositi di armi». Cinque in un giorno, secondo Tel Aviv, come sempre senza fornire alcuna prova. Non ci si spiega perché questi attacchi sarebbero avvenuti solo e proprio ora, un giorno dopo la notizia dell’accordo di disarmo.

Il messaggio politico, invece, è inequivocabile: nessun accordo limiterà la libertà di Israele di bombardare, uccidere e occupare, né consentirà a uno Stato o a una forza internazionale di sostituirsi all’esercito. Un messaggio che doveva raggiungere i destinatari a prescindere dall’esito delle operazioni militari. Tant’è vero che i resoconti di medici e testimoni da Gaza parlano di due depositi di farmaci colpiti.

A DEIR AL-BALAH il segno lasciato dal bombardamento è un enorme cratere che affiora tra un affollatissimo campo di tende, proprio vicino all’ospedale dei martiri di al-Aqsa. Il dottor Khalil al-Daqran, medico della struttura, ha descritto l’attacco come un «crimine atroce». Parlando all’agenzia Reuters ha raccontato che Israele ha bombardato di notte, distruggendo completamente il deposito che conteneva soprattutto medicinali per i pazienti in dialisi, rari a Gaza a causa dell’assedio di Tel Aviv. Secondo il ministero della salute di Gaza, l’attacco ha danneggiato altri due depositi di medicinali e l’ambulatorio dell’ospedale.

I bombardamenti di ieri hanno fatto almeno quattro vittime. Il mese di luglio è stato il più sanguinoso dall’inizio dell’anno, con 152 palestinesi uccisi, di cui 21 bambini. Dall’inizio del cosiddetto «cessate il fuoco», in ottobre, Israele ha ammazzato almeno 1.222 persone nella Striscia. Nello stesso periodo il ministero della salute ha fatto sapere che sono stati recuperati i cadaveri di 804 palestinesi uccisi in precedenza. Eppure, i bombardamenti non sono abbastanza e la fame nemmeno, per buona parte dei rappresentanti del governo israeliano. Anche se il premier Benyamin Netanyahu non ha ancora commentato ufficialmente l’accordo raggiunto da Stati Uniti, Egitto e Qatar con Hamas, alcuni dei suoi ministri hanno respinto la proposta in toto, tornando anzi a rilanciare lo sfollamento forzato.

Immancabile, a tal proposito, il commento social del ministro della sicurezza nazionale, Itamar Ben Gvir, che tra le minacce ai prigionieri palestinese e la difesa di coloni e soldati violenti, trova il tempo anche di commentare, a suo modo, la politica internazionale.

DOPO I FATTI di Ceuta, il suprematista ebraico si è rivolto, infatti, con un post in spagnolo su X, direttamente al primo ministro Pedro Sánchez, chiedendogli in maniera provocatoria di accogliere «anche» i palestinesi di Gaza.

Pochi minuti dopo è tornato sulla politica interna, dichiarando sempre via social che «la bozza di accordo pubblicata dal Board of Peace non è accettabile». Per Ben Gvir il problema non è tanto la questione del ritiro dei militari dalla Striscia, quanto l’impegno a fermare i bombardamenti: «Le uccisioni mirate a Gaza devono continuare», ha scritto, aggiungendo che è necessario «incoraggiare l’emigrazione, attuarla». Mentre i media israeliani – così come il presidente Trump – attendono una dichiarazione ufficiale di Netanyahu, segnalano in queste ore che «alti funzionari» avrebbero già chiarito la posizione del governo: contrario al piano di disarmo nella sua formulazione attuale e, di conseguenza, al ritiro dell’esercito dalla Striscia.

INTANTO, I POGROM dei coloni diventano sempre più violenti. A Surif, a nord-ovest di Hebron, uomini provenienti dall’insediamento di Bat Ayin hanno attaccato case e abitanti, incendiato un’automobile, danneggiato un’altra e tentato di dare fuoco a un’abitazione. Tre palestinesi sono rimasti feriti. Poco lontano, coloni armati scesi da Adora hanno assaltato Idhna sotto la protezione dei soldati israeliani, colpendo case e veicoli e impedendo alle ambulanze della Mezzaluna rossa di raggiungere la zona.

Nel governatorato di Ramallah, tre giovani palestinesi sono stati picchiati e colpiti al volto con spray urticante. A Beitillu, un uomo e sua moglie sono stati aggrediti mentre lavoravano nella propria fattoria e trasportati in ospedale.