giovedì 27 agosto 2026

 da Pressenza del 24/08/2026

Ricchiuti (Pax Christi Italia) a Schlein (PD): «La politica agisca per la pace»

di Pax Christi Italia



Giovanni Ricchiuti, vescovo di Bisceglie, dal novembre 2023 presidente di Pax Christi Italia.

Nella lettera aperta pubblicata il 22 agosto scorso il presidente del movimento pacifista cattolico esorta la segretaria del partito e i politici italiani: «Una coalizione progressista
 dovrebbe prendere le distanze dal riarmo».

Pax Christi Italia venne fondata nel 1954 “per desiderio di Mons. Montini della Segreteria di Stato Vaticana”, il futuro papa Paolo VI.

Al suo primo presidente, Mons. Rossi, sono succeduti dal 1959 Mons. Castellano e dal 1968 Mons. Bettazzi“, che nel 1976 scrisse al segretario del PCI (Partito Comunista Italiano), Enrico Berlinguer.

PREPARARE LA PACE, NON LA GUERRA”

A cinquant’anni dalla storica Lettera aperta di monsignor Luigi Bettazzi a Enrico Berlinguer, monsignor Giovanni Ricchiuti, presidente di Pax Christi Italia, si rivolge alla segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, con una nuovaLettera aperta, pubblicata da Avvenire.

Lettera che per la verità si rivolge anche a quanti, segretari di partito e parlamentari, nelle diverse forze politiche vogliano contribuire a riflessioni e decisioni che costruiscano concretamente percorsi di pace.

Il punto di partenza è l’articolo 11 della Costituzione: se l’Italia «ripudia la guerra», quali conseguenze concrete deve avere oggi questo principio nelle politiche di difesa e sicurezza dell’Italia e dell’Europa?

Monsignor Ricchiuti pone alla leader del PD alcune domande precise: una coalizione democratica e progressista

  • può prendere le distanze dalle politiche di riarmo?

  • può investire con maggiore decisione nella diplomazia, nella prevenzione dei conflitti, nei corpi civili di pace e nella difesa non armata e nonviolenta?

  • è disposta a sostenere la proposta di legge di iniziativa popolare per l’istituzione del Dipartimento della Difesa civile non armata e nonviolenta?

La lettera richiama anche una delle emergenze più nuove e inquietanti: l’impiego dell’intelligenza artificiale nei sistemi d’arma.

Da qui la richiesta di una legislazione europea e internazionale vincolante che impedisca di delegare alle macchine decisioni sulla vita e sulla morte.

Non una polemica di parte, dunque, ma l’invito ad aprire un confronto politico: è possibile sottrarsi alla falsa alternativa tra riarmo e resa?

Cinquant’anni dopo Bettazzi, la domanda torna alla politica con parole nuove, ma con la stessa radicalità: «Se vogliamo la pace, dobbiamo preparare la pace: con la politica, la diplomazia, il diritto, la giustizia e la nonviolenza».