domenica 2 agosto 2026

DALLA FARAONICA RIVIERA DI TRUMP E KUSHNER A UN CAMPO DI CONTAINER

Si sgonfia subito la promessa della «Nuova Gaza»

ELIANA RIVA

 

Niente più quartieri residenziali moderni ed eleganti a Gaza. Nulla resta della favolosa costa con le luci degli alberghi a venti piani e delle piscine di lusso. I servizi essenziali che avrebbero dovuto essere ripristinati entro cento giorni rimangono fuori uso.

Della «Nuova Gaza» promessa a Davos rimane salo un progetto pilota, e il faraonico piano urbanistico di Jared Kushnero si è sgonfiato fino a trasformarsi in un campo di prefabbricati. Le simulazioni digitali presentate durante lo show di gennaio dal presidente Usa e dal suo Board of Peace (BoP) non avevano nulla a che fare con la realtà. Nonostante in molti lo avessero fatto presente, a quello spettacolo autocelebrativo presero parte i rappresentanti di 19 Paesi.

OGGI IL BOP è costretto ad ammettere - implicitamente – che niente di quello che aveva promesso potrà essere realizzato. Tutto ciò a cui si punta, più che altro per non perdere la faccia, è un campo vicino Rafah con qualche container abitato all'incirca tra l’1 e il 4% della popolazjone palestinese.

Il piano così rivisto, secondo i funzionari e i diplomatici che hanno parlato con il quotidiano inglese The Guardian,  servirebbe a mantenere in vita il progetto, a «far qualcosas piuttosto che ammettere di non essere riusciti a fare nulla. Anche perché, dicono le fonti diplomatiche, riconoscere il fallimento significherebbe  lasciare via libera ai disegni più sanguinari del governo di Tel Aviv: bombardamenti a tappeto, occupazione totale, colonnizzazione, deportazione e pulizia etnica. Non è detto, peraltro, che ciònon accada comunque, magari prima delle elezioni di fine ottobre, se il premier uscente dovesse realmente rischiare la bocciatura delle urne. Una simile offensiva cancellerebbe anche quel poco che resta del piano Bop, che nel migliore dei casi partirebbe solo alla fine del 2026.

Non ci sono infatti lavori in corso lungo la fascia «cuscinetto» tra Rafah e l’Egitto, l’addestramento della forza di polizia palestinese al Cairo non sembra ancora essere cominciato. E anche i soldati della Forza internazionale di stabilizzazione (Isf) non sono ancora giunti sul posto. Il piano originario prevedeva un contingente di 20milasoldati internazionali. Ogg si spera di ottenere 5mila persone, un quarto delle aspettative. E la stima potrebbe comunque essere ottimistica.

Non è chiaro neanche dove I'organismo monocraticamente diretto dal presidente Donald Trump troverà i soldi per il progetto pilota: Di quei 17 miliardi di dollari di impegni immediati, è riuscito a raccogliere solo una piccola parte e i fondi dell'iniziativa europea del Gruppo dei donatori sono destinati ad altre iniziatve.

Per questo Washington sta «negoziando» con Tel Aviv l'utilizzo delle tasse che il governo Netanyahu ha rubato all’Autorità nazionale palestinese (Anp). 17 miliardi di entrate fiscali che sarebbero destinati ai servizi essenziali e agli stipendi di medici, insegnanti, dipendenti pubblici in Cisgiordania.

Mentre il piano di «pace»  americano naufraga e l'assedio umanitario israeliano strangola la popolazione, TEL Aviv continua a bombardare e uccidere. Altre cinque persone sono state ammazzate ieri nella Striscia, due ad al-Tuffah, una a Zeitoun, a Khan Younis e un’altra a Gaza City. Un edificio residenziale è ststo distrutto nel campo profughi di Nuseirat e le tende dei profughi di al-Mawasi e di Rafah sono circondate dai carri armati che sparano giorno e notte. Terrorizzati, i bambini vengono tenuiti nei rifugi nonostante le altissime temperature, ed è pericoloso anche uscire alla ricerca di una tanica d’acqua. Sempre più spesso gli spari raggiungono adulti e bambini fin dentro le tende.

SI ALLARGANO anche gli attacchi in Cisgiordania occupata. Nel villaggio di Susiya, a Masafer Yatta, i coloni hanne dato alle fiamme le terre palestinesi, causando un vasto incendio. Sempre nell’area a sud di Hebron israeliani hanno ferito diversi membri di una famiglia, rubando pecore e distruggendo proprietà. Nonostante le violenze, mercoledì sera il governo di Tel Aviv ha approvvato un nuovo investimento di 1,075 miliardi di shekel (circa 314 milioni di euro), per la costruzione di nuove strade di accesse alle colonie illegali e vie di collegamento.

Il Manifesto, 17 luglio