Il diario di viaggio è un archivio di vita
Johanna Michaels, Die Zeit, Germania
È successa una cosa terribile, mi ha scritto un giorno la mia amica Anna: la sua cantina si era allagata. Tutte le lettere e le cartoline reevute da me e da altri amici nel corso degli anni, gli sms ricopiati meticolosamente su innumerevoli quaderni e i nostri diari di viaggio erano fradici. Se non fossimo intervenute subito rischiavano di ammuffire.
Io sorridevo tra me e me: Anna e la sua fissazione per gli archivi! Ho provato a rassicurarla: le lettere, e sopratrutto gli sms sono pensati per il momento. L’importante è la gioia che si prova aprendo la cassetta della posta o guardando lo schermo; e magari anche il ricordo di quella gioia. Ma non succede mai di riprendere in mano guelle vecchie cose, quindi potevano tranquillamente ammuffire. Un po’ offesa, Anna ha replicato che - allagamento o no - era ben contenta di aver conservato lei i nostri diari, invece di darli a me.
Oggi il journaling, l'abitudine di tenere un diario, va di moda. Su piattatorme come Tik-Tok è pieno di suggerimenti, proposte d'impaginazione e di persone che si vantano delle idee più icreative, Ci sono i consigli per cominciare e le regole per non mollare. Spesso si tratta di prendere coscienza delle cose di cui dobbiamo essere grate, dei nostri successi personali, desideri e buoni propositi. Come esercizio di consapevolezza e cura di sé sembra funzioni mettere ordine nei pensieri tenendo un diario ha effetti positivi sull'umore, sul sonno e sulla salute mentale.
Ma un diario di viaggio non serve solo a sentirsi meglio nel quotidiano; serve a catturare attimi, a viaggiare in modo più intenso e consapevole, e a creare legami tra compagni di avventure. Un diano di viaggio è un archivio di vita in miniatura: conserva la memoria delle sensazioni così come le abbiamo provate in quel prociso momento.
Anna e io abbiamo renuto il nostro primo diario di viaggio a quattro mani nell’estate del 2010, quando non c'erano ancora TikTok e il Jounrnaling. Era la nostra prima vacanza insieme dopo la laurea, con quella sensaziene di una vita che sta finalmente per cominciare ed è tutta da scoprire. E quindi ci era sembrato il caso di dedicare un quadernino al nostro viaggio. Cosa che poi è diventata una tradizione.
Anni dopo, sfogliando quei taccuini, a colpirmi è stato innanzitutto il fatto che quando scrivevamo non avevamo idea di ciò che sarebbe successo dopo. Nei nostri ricordi ognid viaggio è ormai una storia a sé, tutto sembra interconnesso; con il senno di poi ci formiamo un gudizio, rimuoviamo alcuni aspetti e ne abbelliamo altri. Sapendo come va a finire una storia, la raccontiamo in modo completamente diverso. Il diario, invece, è pleno di possibilità: i momenti vissuti, corme se fossero stati intrappolati nell’ambra, sono riportarti in modo più immediato, senza quella patina tipica dei ricordi. Leggo di momenti di gioia, che sarà delusa poche pagine dopo, e di dubbi che poi si riveleranno infondati. E d'improbabili presentimenti. Ogni giorno la nostra pagina di diario si apriva con la stessa frase: “Ancora nessun incidente”. Entrambe avevamo appena preso la patente per girare l'talia con la vecchia Golf di mia madre. Poi è arrivato il giorno in cui uscendo da un parcheggio ho graffiato la fiancata. Ho dovuto scrivere: “Oggi incidente”. Ci eravamo assicurate il nostro personale colpo di scena.
Le cronache degli esploratori
La storia dei diari di viaggio comincia con un colpo di scena ancora più spettacolare, i primi diari di bordo o roteiros de navegação furono scritti dai navigator portoghesi che nel quattrocento cercavano una rottaa verso l’India circumnavigando 'Africa.
Pochi anni dopo fu Cristoforo Colombo a salpare con lo stesso oblettivo: trovare una via per le Indie. Solo che puntò dritto a occidente. Come i suoi predecessori, anche lui teneva un diario. Gli originali di quel diario, resoconto di un viaggio che inaugurò l’epoca della colonizzazione europea e dello sfruttamento del “nuiovo mondo”, sono andati perduti. Ci sono rimaste solo le trascrizioni di alcuni passaggi dei diarios de a bordo, molto probabilmente i primi diari di viaggio degni di questo nome arrivati fino a noi.
Il formato ebbe successo: ogni grande esplorazione per mare intrapresa dagli enropei in qualche angolo del mondo era seguita da un cronista che annotava eventi e impressioni. Nelle fumose spedizioni di James Cook si univano all’equipaggio studiosi avidi di conoscenze astronomiche, scientifiche e geografiche. (cont.)
Internazionale, 31 luglio 2026