IMPARARE AD ASCOLTARE CHI PARLA
Chiasso, urla, parole che sono giudizi.
C’è un esercizio della parola che presume che il proprio parlare porti con sé due patologie:
la mia parola può cadere nella presunzione di aver ragione (come è importante il modo in cui si inizia un incontro di fede o terapeutico!) come un maestro che abbia tanta sapienza da distribuire.
Quasi ogni giorno da tanti anni mi siedo per prima cosa pregando Dio che mi aiuti a mobilitare nel mio cuore una apertura all’altro e aprirlo al saluto, al sorriso, alla parola e alle lacrime, ai sorrisi, agli abbracci, all’abbraccio reciproco se voluto.
Abbracci, baci, sorrisi e lacrime aprono all’incontro.
Ti ringrazio, o Dio, Tu che parli ai cuori e sai ascoltare e così sei la sorgente dei cuori che si aprono a Te, come d’incanto, gli uni agli altri.
Ogni comunità di fede ha bisogno di veri maestri, di teologi e teologhe che abbiano compiuto studi adeguati, ma c’è non di meno bisogno di pastori formati che sappiano ascoltare: sì, ascoltare prima di essere ascoltati.
O Dio, il tuo cuore mi sembra una casa con le porte aperte a tutti per imparare ancora che cosa significa avere uno spazio per l’ascolto e nel Tuo abbraccio imparare gli uni dalle altre i passi che ci fanno compiere nella nostra debolezza, ma con tanta e crescente fiducia in Te, o Dio dell’amore e della fiducia, e vivere i mille sentieri della nostra piccola vita, imparando gli unu dagli altri/e.
Per me ascoltare chi veniva a cercarmi è sempre il cuore di ogni incontro. Ne ho ascoltate tante persone negli ultimi 60 anni e le ringrazio per gli insegnamenti ricevuti.
Pensavo di ascoltare Te, Dio delle mille vite.
Tanto tempo in cui l’incontro multiforme diventa uno scambio d’amore ed è possibile imparare insieme. Quando credevo di insegnare da quella sedia ho tanto imparato, negli anni quando le parole di altri ebbero sempre il primo posto.
Così mi sento ancora volto a imparare come fosse la prima seduta. Ci metto più amore ancora e ascolto.
Franco Barbero, 16 agosto 2026