domenica 30 agosto 2026

 Licenziati gli altri  dal suo studio, il dottor Mathieu, direttore del Sanatorio Agnelli di Pracatinat, si dedicò interamente a me.

"Non ha capito che si trova ad un passo dalla morte, con la tubercolosi che ha spaccato in due il polmone?" Tutta la sera mi spiegò cosa in realtà era la mia tubercolosi, lo fece con una cura e un affetto, per due ore con parole chiare. Volle che io non andassi in seminario o a casa , ma predispose, per me, un materasso su cui potessi distendermi dopo le cure, mentre lui si appartò in uno stanzino e così passai la notte, con un po' di fiducia dopo le sue parole, potendo riposare con la consapevolezza che sarei andato in sanatorio. E alle 9 del giorno seguente (6 giugno 1968), la caposala, un infermiere e il Direttore erano alle porte del sanatorio. Ero piuttosto triste, ma il Direttore si avvicinò e, ormai in una camera del terzo piano, vicino al letto nel quale mi stavano collocando, mi disse " Ce la faremo, ma qui non possiamo non prendere sul serio le regole".Così dal caldo giugno dell'inizio la mia cura durò ben tre anni. Molti giovani, in quel tempo, mi riconobbero come pretino e vennero a farmi visita per parlare, a volte perchè scrivessi una lettera alla fidanzata...conobbi un certo Bruno che, animato da una fede profonda, interpellò alcuni altri e mi chiesero di parlare, una sera ogni tanto, di Gesù, Dio della fede. Incredibile, Bruno mi telefona ancora oggi dalla Sicilia, è rimasto l'amico con cui  mi sento spesso e ricordiamo la vita del sanatorio, ci scambiamo il "Come stai" senza che una volta lui dimentichi il mio compleanno il 24 febbraio. Dal sanatorio è giunto tanto affetto, sono uscito tre anni dopo e ho potuto tornare ad una vita normale grazie al Direttore e agli altri sanitari.

 Grazie o Dio, mi hai ancora dato tanti anni di vita, io ho imparato molto dal silenzio del sanatorio, dai sanitari che mi hanno curato, dalle persone che ho incontrato. Grazie o Dio, mi hai dato tanta fede e tante relazioni di affetto, a partire da Bruno, grazie. Devo ancora ricordare, che non essendo ancora prete, ancor prima di sposare due omosessuali, feci con loro una preghiera sponsale a Dio. Lo feci disobbedendo alla legge, ma il Vangelo sembrava spingermi in questa trasgressione per amore. Non me ne pento.  Altre trasgressioni feci prime di essere consacrato, ma la mia vita, a volte, detestava la legge della chiesa e mi sembrava che il tempo di fare un passo oltre, fosse un'esigenza evangelica.

Don Franco Barbero

18 agosto 2026