L'immigrazione irregolare riduce la criminalità
Miriam Nadaff
Internazionale 22 agosto
Secondo uno studio condotto su 11.500 quartieri di più di cento città statunitensi, dove gli immigrati senza permesso di soggiorno sono aumentati i reati contro la proprietà e i crimini violenti sono diminuiti.
In un articolo pubblicato sul Journal of Urban Affairs, i ricercatori hanno incrociato le stime dei residenti senza documenti con i dati statistici sulla criminalità tra il 2010 e il 2018.
“Il nostro è il primo studio che analizza questi numeri nei vari quartieri con un campione così variegato a livello nazionale”, spiega la coautrice Charis Kubrin, criminologa dell’università della California a Irvine. “È importante perché i quartieri sono gli spazi più vicini alle persone ed è lì che si costruiscono le percezioni”.
Gli studi precedenti “usavano campioni di una certa giurisdizione”, dice Alexis Piquero, criminologo dell’università di Miami, mentre questo ha “un raggio d’azione molto più ampio”.
I risultati confermano le precedenti ricerche che non avevano trovato alcun collegamento fra immigrazione e criminalità, negli Stati Uniti e altrove. “Un quadro in linea con quello che emerge dagli studi britannici”, dice Ben Brindle, ricercatore dell’Osservatorio sulle migrazioni di Oxford.
Fra gli immigrati irregolari c’è chi è entrato illegalmente e chi è rimasto dopo la scadenza del visto. La percezione pubblica è spesso alimentata dalla convinzione che queste persone tendano a commettere reati più degli immigrati con i documenti in regola o a chi ha la cittadinanza.
Secondo Piquero, però, “è molto difficile contare gli immigrati non in regola, e i ricercatori hanno dovuto fare delle stime”. Kubrin e i colleghi hanno avuto accesso ai dati demografici di 46 milioni di persone attraverso un centro federale di ricerca statistica.
Per fare le loro stime hanno escluso tutti i cittadini statunitensi e le persone nate nel paese, oltre a quelle che avevano un’assicurazione sanitaria pubblica, erano iscritte alle scuole superiori o erano sposate con cittadini statunitensi, perché è probabile che abbiano il visto o siano residenti permanenti. Dall’analisi è emerso che nel 2010 in media il 5,6 per cento dei residenti di un quartiere non aveva i documenti in regola, e che il dato era sceso al 4,8 per cento nel 2018.
I ricercatori hanno poi mappato questa percentuale nei quartieri, confrontandola con i dati sulla criminalità forniti dal National incident crime study. Si sono concentrati sui reati violenti – che comprendono omicidi, rapine e aggressioni aggravate – e su quelli contro la proprietà, come le effrazioni e il furto di veicoli.
Vulnerabili alle rapine
Lo studio ha rivelato che l’aumento degli immigrati senza documenti era associato a un numero inferiore di reati contro la proprietà e di aggressioni aggravate. Le rapine, invece, sono aumentate. “Può darsi che in certi quartieri il tasso di criminalità sia maggiore perché gli immigrati sono le vittime piuttosto che i responsabili”, commenta Kubrin. È più probabile che chi è sprovvisto di documenti venga pagato in contanti e non abbia un conto in banca come gli altri residenti, il che lo espone a un maggior rischio di essere rapinato, per esempio.
Durante il periodo preso in esame la criminalità e l’immigrazione sono entrambe calate negli Stati Uniti. “Se ne potrebbe dedurre che gli immigrati portano criminalità, ma il nostro studio può smentire questa conclusione”, dice Kubrin.
I ricercatori sperano che i risultati possano contribuire a influenzare il dibattito pubblico. “La percezione dell’immigrazione e della criminalità non corrisponde alle conclusioni dello studio”, osserva Brindle. “Può essere molto difficile fare breccia nell’opinione pubblica attraverso la ricerca, perché ci sono tantissimi fattori che influiscono sull’atteggiamento e sulle convinzioni delle persone”, aggiunge.
Secondo Kubrin dato che questo è uno “studio a livello locale potrebbe avere un peso” nelle politiche locali.
“La questione dell’immigrazione non sparirà presto”, dice Piquero, la cui speranza è che la ricerca “possa spostare l’ago della bilancia un po’ alla volta”. ◆ sdf