sabato 19 settembre 2026

chiesa cattolica, settembre 2026

Preti latini uxorati, la sfida arriva dal Belgio 

LUIGI SANDRI Redazione Confronti

 

Le aperture dell’arcivescovo di Bruxelles riaccendono il confronto sui preti sposati nella Chiesa romana. Ma il nodo, più ancora del celibato, riguarda il modello di Chiesa e la necessità di una riforma più profonda.

E così, grazie all’arcivescovo di Malines-Bruxelles, il dibattito sulla possibilità di ordinare preti uxorati anche nella Chiesa latina è tornato d’attualità. Si riaffaccia, insomma, una questione antica, ma di norma tacitata e smorzata dai papi, dalle strutture vaticane, e anche dagli incontri sinodali di vario tipo; e, tuttavia, sempre più emergente nell’Europa dove qualche vescovo, ogni tanto, osa proporre prospettive che i confratelli del Sud del mondo per lo più dipendenti economicamente da Roma, raramente osano delineare.

VOCI DAL BELGIO, PATRIA DI UN VESCOVO PEDOFILO

In un'intervista del 15 luglio 2026 al quotidiano olandese Nederlands Dagblad, infatti Luc Terlinden - classe 1968, laureato in cconomia prima di entrare in seminario, prete dal 1999, arcivescovo belga dal 2023 - ha dichiarato: «Per me, i preti sposati sarebbero un arricchimento per la Chiesa...

Un vescovo greco cattolico mi ha detto che il 90% dei suoi preti è sposato. In Occidente non sempre mostriamo sufficiente rispetto per questa tradizione».

In effetti, se il 95% dei preti del mondo appartiene alla Chiesa latina, e dunque è ufficialmente celibe, il 5% appartiene alle Ghiese cattoliche orientali (ex bizantine, albanesi, sire, melkite, maronite, caldee, copte, malabaresi e malankaresi) e per lo più è sposato. Constatando tale realtà, in Centro e Nord Europa, qualche prelato - come il nuovo arcivescovo di Vienna Joseph Grünwidl - aveva espresso, già mesi fa, una posizione analoga a quella di Terlinden. Però, tutti i papi post-Vaticano II, da Paolo VI a Leone XIV, hanno sempre respinto quella suggestione. Per smuovere tale status quo, nel marzo del 2026 Johan Bonny, vescovo belga di Anversa aveva annunciato che entro il 2028 ordinerà prete un uomo sposato.

Ma, in merito, l’arcivescovo di Bruxelles ha precisato che quell'ipotesi è un’opinione personale del confratello che, comunque, «non potrebbe essere attuata senza autorizzazione papale». Terlinden, infine, ha ricordato che l’episcopato del suo Paese già nel 2023, in occasione del Sinodo sulla Sinodalità, aveva proposto a Roma un documento nel quale la Conferenza episcopale belga si diceva disposta a discutere della possibilità dei preti latini uxorati. Ma perché proprio adesso il prelato interviene sul tema? Un dato fa riflettere: pochi giorni addietro, il 1° luglio, era deceduto Roger Joseph Wangheluwe, classe 1936, dal 1985 al 2010 vescovo di Bruges.

Questo nome non dice magari nulla, oggi, qui in Italia, ma non in Belgio. Là, fu infine accusato di aver avuto, da vescovo, rapporti sessuali con un giovanissimo nipote; la questione andò per le lunghe, ed ebbe grandissimo rilievo sui media, che attaccarono la "tolleranza” della Chiesa romana nei confronti dei preti pedofili; lui in parte ammise, in parte minimizzò. Infine il 23 aprile del 2010 Benedetto XV lo obbligò a dimettersi. Ma la vicenda non finì: i media insistettero nelle loro indagini, emersero decine di preti pedofili “tollerati” dai vescovi. La stessa vicenda del prelato si arricchì di nuovi scabrosi dettagli. Infine, sentito il parere del Dicastero per la dottrina della fede, nel marzo del 2024 Francesco lo ridusse allo stato laicale (Vangheluwe da tempo viveva ritirato in un monastero).

Il 27 settembre successivo Francesco, in Belgio, di fronte alla famiglia reale e al governo, afferma: «Nella perenne coesistenza fra santità e peccato, di luce e ombra vive la Chiesa, con esiti spesso di grande generosità e splendida dedizione, e a volte purtroppo con l'emergere di dolorose controtestimonianze. Penso alle drammatiche vicende degli abusi sui minori - alle quali si sono riferiti il Primo ministro -, una piaga che la Chiesa sta affrontando con decisione e fermezza, ascoltando e accompagnando le persone ferite e attuando in tutto il mondo un capillare programma di prevenzione».

«Fratelli e sorelle, questa è la vergogna! La vergogna che oggi tutti noi dobbiamo prendere in mano e chiedere perdono e risolvere il problema: la vergogna degli abusi, degli abusi sui minori. Noi pensiamo al tempo dei santi Innocenti e diciamo: “Oh che tragedia, cosa ha fatto il re Erode!”, ma oggi nella Chiesa c’è questo crimine; la Chiesa deve vergognarsi e chiedere perdono e cercare di risolvere questa situazione con l'umiltà cristiana. E mettere tutte le condizioni perché questo non succeda più».

Si noti che il papa parla degli abusi su minori, in generale, senza precisare “del clero”; reticenza che, là, dove tutti pensarono all'ex vescovo di Bruges, fu assai criticata dai media e dal Governo. Nemmeno Terlinden, adesso, accenna all'inquietante caso. Tuttavia si può ritenere che egli, proponendo il clero uxorato, indichi una via per diradare, per quanto possibile, i casi di pedofilia del clero.

QUALI PRETI UXORATI? 

Sarebbe fuori della realtà chi pensasse che l'introduzione, su larga scala, dei preti uxorati nella Chiesa latina fosse di per sé, automaticamente, la salvezza di questa enorme comunità diffusa in tutto il pianeta e, in diversi Paesi, maggioranza tra le Religioni presenti, o forte minoranza. Esisterà sempre, infatti, la possibilità di violenze sessuali su minori da parte del clero, pur coniugato (non succede così pure nelle famiglie?). Questo lo si è visto anche nelle Chiese ortodosse, dalla Russia alla Grecia, dove anche tra i monaci ogni tanto emergono casi di pedofilia. E, in Occidente, uno studio indipendente commissionato dalla Evangelische Kirche in Deutschland (Ekd), e riportato dalla stampa italiana il 25 gennaio 2024, documenta che, in Germania, dal 1946 ai nostri anni, vi sono stati probabilmente più di 9mila casi di violenze sessuali su minori compiute da pastori protestanti, quasi tutti coniugati, o da “normali” persone strutturalmente dedite al servizio nella Ekd.

Ciò premesso, da più parti, e non solo in patria, si è ritenuto che la proposta dell’arcivescovo belga sia preziosa e coraggiosa, all'interno dell’attuale Chiesa cattolica romana, oggi guidata da Leone XIV. È però significativo un dato: nessuno degli oltre trecento vescovi italiani, molti dei quali custodi di diocesi caratterizzate da una crescente, e inarrestabile, scarsità di clero, ha condiviso - pubblicamente - l'ipotesi del prelato belga. Silenti, salvo rarissime cccezioni, anche teologhe e teologi nostrani. Ha invece parlato il teologo spagnolo José Carlos Enriquez Diaz, in un commento apparso su Religion Digital del 19 luglio, e intitolato Dalla riforma superficiale alla conversione evangelica.

Qualche suo flash: «Le parole di monsignor Terlinden, a favore dell'ordinazione di uomini sposati, sono senza dubbio un gesto coraggioso e necessario. Riconoscere che la tradizione cattolica comprende modelli diversi - come quello delle Chiese orientali - è un passo verso una Chiesa più aperta e meno uniforme. Ma la questione cruciale non è solo disciplinare. La domanda di fondo rimane: basta cambiare norme o dobbiamo trasformare il modello di Chiesa?».

E spiegava: «Esiste, infatti, un rischio evidente: l’introduzione di preti sposati nello stesso sistema clericale potrebbe lasciare inalterato ciò che è essenziale. Se il ministero continua a essere inteso come uno spazio di potere, di differenziazione o di prestigio, il cambiamento sarà più cosmetico che reale. Un prete sposato potrà continuare a svolgere le stesse funzioni di un prete celibe se non viene messa in discussione la logica che sostiene il sistema (...).