mercoledì 9 settembre 2026

da Il Manifesto del 04/09/2026

Canarie, 80 migranti morti dopo un mese alla deriva

di Giansandro Merli


Sono rimasti alla deriva nell’Atlantico per 26 giorni tra onde, sete e fame: oltre 80 migranti hanno perso la vita così, 44 sono sopravvissuti. Erano partiti il 7 agosto dalle coste del Gambia, lontane più di 1.600 chilometri dall’arcipelago delle Canarie, a bordo di un cayuco, un tipo di imbarcazione in legno lunga e stretta utilizzata dai migranti per lasciare le coste dell’Africa occidentale.

MERCOLEDÌ POMERIGGIO un aereo del Salvamento Marítimo, la guardia costiera spagnola, ha avvistato il mezzo 65 miglia nautiche a sud-est di Arguineguín, sulla costa meridionale dell’isola di Gran Canaria. A bordo erano rimasti 44 uomini di origine subsahariana, soccorsi dalla motovedetta Urania intorno alle 23, e cinque cadaveri, che a causa delle forti onde non è stato possibile recuperare.

Tre sopravvissuti sono stati evacuati con la massima urgenza grazie all’intervento di un elicottero. Gli altri hanno toccato terra intorno alle 3 di ieri mattina. Tutti erano esausti, disidratati e in stato di shock. «Erano dei veri e propri cadaveri viventi, come degli zombie. Cadevano a terra e non riuscivano a stare in piedi. La maggior parte di loro aveva allucinazioni e alcuni hanno persino cercato di colpirci», ha affermato un soccorritore in una dichiarazione pubblicata da euronews.

SECONDO QUANTO pubblicato dalla ong Caminando fronteras, che da anni svolge un lavoro di monitoraggio delle traversate verso lo Stato spagnolo e raccoglie informazioni direttamente dai partenti dei migranti, alla partenza sul cayuco c’erano 127 persone. I morti sarebbero quindi 83. Tra loro anche un neonato. Non si conoscono le nazionalità esatte, mentre i superstiti sono maliani e gambiani.

L’ultimo rapporto di Caminando Fronteras sulle rotte marittime dirette verso la Spagna parla di 1.317 vittime nei primi cinque mesi del 2026. Tra loro 142 donne e 129 bambini. In 635 hanno perso la vita tentando di raggiungere le Canarie. «Sono numeri che nessuna democrazia dovrebbe poter accettare come normali», si legge nel documento.

LE TRAVERSATE DELL’ATLANTICO hanno guadagnato consistenza negli ultimi anni, anche a causa dei maggiori controlli e delle chiusure nel Mediterraneo. Nel 2024 fu registrato un record di arrivi: quasi 47mila. Quest’anno è in controtendenza: da gennaio ad agosto gli sbarchi sono stati 5.613, il 57% in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Nonostante questo, la rotta rimane pericolosissima a causa di diversi fattori, come le enormi distanze e le correnti oceaniche. Alcuni barconi alla deriva sono persino ricomparsi dall’altro lato dell’oceano, con il loro carico di morte. A maggio 2025 i resti di 11 persone furono ritrovati su un’imbarcazione abbandonata dalle autorità di Saint Vincent e Grenadine vicino l’isola caraibica di Canouan. Addosso avevano dei passaporti del Mali. Altri 19 cadaveri, con la stessa provenienza, erano stati ritrovati a inizio anno a Saint Kitts e Nevis, non lontano da Porto Rico. Mentre nell’agosto 2024 un pescatore ha individuato 14 scheletri su un barcone al largo della Repubblica Dominicana.

IL MINISTRO DELLA POLITICA territoriale e memoria democratica Ángel Víctor Torres e segretario del Psoe delle Canarie ha parlato di «un dramma umano che interpella tutti e tutte. La Spagna. L’Europa. Il mondo». Il massimo rappresentante della comunità autonoma delle isole Fernando Clavijo, del partito di centro-destra Coalición Canaria, ha dichiarato: «È insopportabile che si continuino a perdere vite. Le Canarie non possono abituarsi, né si può normalizzare il fatto che l’Atlantico continui a essere una rotta di morte. La Spagna ha bisogno di una politica migratoria di Stato e l’Europa deve assumersi la sua responsabilità».

Nonostante quest’ultima strage sia stata tra le più grandi di sempre lungo quella rotta migratoria, l’eco è stata limitata. In Spagna e all’estero. Tutta l’attenzione è concentrata su Ceuta e sugli stranieri da rimandare indietro.

AD ACCENDERE un faro sulla situazione dei migranti nell’Atlantico era stato a giugno il Papa. In una delle tappe del suo viaggio in Spagna ha visitato proprio il molo di Arguineguín. «Non possiamo abituarci a contare i morti. La dignità umana non ha passaporto, né perde valore quando attraversa una frontiera», aveva detto Leone XIV.