giovedì 17 settembre 2026

LE PAROLE PER DIRLO

SENZA TORNARE INDIETRO

di Derio Olivero, Vescovo di Pinerolo

 

Oggi sono a Bra per la festa della “Madonna dei fiori”. Mi hanno invitato per la processione e per presiedere la messa. Mi ha stupito l'enorme quantità di persome presenti. Non me l'aspertavo. E mi ha colpito la lunghezza della processiore: 5 chilometri! Non sono abituato a processioni così. Abbiamo percorso varie strade della città. Per un'ora e mezza.

In genere, le processioni escono dalle chiese, percorrono qualche centinaio di metri e rientrano. Oggi siamo “veramente usciti” in mezzo alla città. Ci sto ancora pensando adesso, seduto alla mia scrivania. Noi tutti assomigliamo molto alle “solite processioni”: usciamo, ma solo "per finta” e poi rientriamo subito. Ci spaventa “uscire davvero”. La tentazione è quella di “stare al sicuro”, tornare sui “propri passi”, tornare al sicuro. Abbiamo paura di uscire verso il futuro, paura di cambiare. Facciamo qualche passo e ritorniamo subito alle solite abitudini, allo stile di sempre. Cambiare spaventa tutti. Anche se vediamo che le cose non vanno bene continuiamo sulla medesima strada. La Chiesa é in crisi e continuiamo con lo stesso stile e gli stessi riti! Il cambio del clima genera disastri... e continuiamo con gli stessi consumi e medesimi inquinamenti. La democrazia vacilla, la politica ci disaffeziona... e continuiamo nell’indifferenza a non curarci della "cosa pubblica”, della partecipazione. Qualcuno dice: “Non riesco più a crederci al cambiamento”. Molti si sentono disillusi e subiscono rassegnati.

Imbrigliati nel “regno delle necessità”, non osano più credere al “regno della possibilità”. Ripetono, come schiavi di un ingranaggio ormai inarrestabile. Mugugnano e ripetano. Alzano gli occhi, intravedono a volte dei percorsi, si illuminano per un istante e... ritornano al sicuro. Si aggrappano al "già noto” come ad una scialuppa in un mare in tempesta. Tengono stretto il “già noto” come unica selvezza. Aggrappati ed impauriti. Senza speranza. Rispetto a questa situazione uno scrittore francese (Olivier Guez) dice: "Abbiamo bisogno di catastrofi enormi per cambiare radicalmente”. Robe da matti! Abbiamo hisogno di andare ancora peggio per essere capaci di sognare un mondo diverso. Per essere capaci di osare qualcosa di nuovo. Si torna a parlare di guerra con “tranquillità", senza provare, con forza e passione, a cercare altre strade. Si parla con “tranquillità” di crisi della Chiesa senza cercare testardamente nuove strade. Vediamo il Monviso crollare e continuiamo a pensare che la questione climatica sia una favola inventata. In realtà qualcuno, con passione e tenacia, ci sta provando. Dice: “E’ sufficiente tornare indietro”. Nella Chiesa e in palitica molti vedono nella chiusura e nel ritorno al passato la chiave risolutiva. Ma c'è un problema: il passato non torna. Nessuno può andare verso ieri, si può solo andare verso domani. Certo si va avanti aiutati e illuminati dal passato. Ma domani non sarà mai più ieri. Dunque, non si può ripetere. Si può solo “creare”. Con pazienza, discernimento, passione. E un briciolo di follia. Possibilmnte insieme. Da buoni seminatori. Senza pretendere risultati immediati. Anzi, disposti a regalare “risultati” a chi verrà dopo. Convinti che “c'è più gioia nel donare che nel ricevere”. Proviamaci!

L’Eco del Chisone,

16 settembre 2026