martedì 29 settembre 2026

Sodalizio Trump e estrema destra latina: lo Scudo delle Americhe entra in azione

Claudia Fanti IL Manifesto 29/9

COLPIRNE ONU A margine dell'Assemblea generale, Washington annuncia un'azione militare contro 24 organizzazioni di narcotraffico in America latina: il presidente Usa le definisce «lo Stato Islamico dell'Occidente» L’onda nera che avanza in America Latina porta con sé – e non poteva essere altrimenti – anche il rischio di una militarizzazione senza freni. Non a caso, a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni unite, l’amministrazione Trump ha annunciato martedì, insieme a 14 paesi latinoamericani – Argentina, Bolivia, Cile, Colombia, Costa Rica, Repubblica Dominicana, Ecuador, El Salvador, Guyana, Honduras, Panama, Paraguay, Perù e Trinidad e Tobago –, un’azione congiunta contro 24 organizzazioni criminali designate dagli Usa come narcoterroristiche. Le stesse che poco prima, nel suo discorso all’Onu, Trump era tornato a definire come «lo Stato Islamico dell’emisfero occidentale», sottolineando la necessità che i loro membri vengano «giustiziati, esiliati o detenuti come combattenti nemici». In quello che è stato definito come il primo atto del cosiddetto Scudo delle Americhe o Shield of the Americas – l’iniziativa lanciata da Trump a marzo di quest’anno allo scopo di rafforzare la cooperazione regionale in materia di sicurezza e di lotta al narcotraffico e al crimine organizzato – i 14 paesi firmatari, tutti governati dall’estrema destra, hanno adottato senza fiatare la designazione di tali gruppi criminali come organizzazioni terroristiche, imponendo loro «il congelamento dei beni, restrizioni all’immigrazione e ai visti per i loro membri, affiliati e sostenitori e il perseguimento penale degli individui che consapevolmente forniscono loro supporto materiale e logistico». E si sono pure impegnati a chiedere all’Organizzazione degli Stati Americani una risoluzione che «promuova e faciliti l’azione collettiva contro le organizzazioni narcoterroristiche nel quadro del Trattato di Rio» firmato nel 1947, in base a cui un attacco armato contro qualsiasi paese americano va considerato un attacco contro tutti. Che, da Nixon in poi, la guerra alla droga sia sempre servita come strumento di pressione diplomatica sull’America Latina è fin troppo noto. Ma l’amministrazione Trump ha fatto un passo in più, puntando a militarizzare completamente la lotta al narcotraffico sotto la guida degli Stati Uniti in direzione di una sorta di Nato latinoamericana. Non per niente, dopo la creazione dello Scudo delle Americhe, è arrivata ad agosto quella della Task Force congiunta dell’Emisfero occidentale, con l’obiettivo dichiarato di rafforzare la sicurezza regionale e quello reale di organizzare le forze militari di 19 paesi della regione (l’ultima ad aderire è stata la Colombia) in difesa dei propri interessi. Poco importa, di conseguenza, che la militarizzazione della guerra alla droga in passato abbia funzionato pessimamente, come indicato alla perfezione dal tristemente celebre Plan Colombia, il quale, costato oltre 16 miliardi di dollari, non solo ha esposto l’intera società colombiana a un aumento di violenza senza pari, ma ha anche avuto come esito una crescita incontrollata della produzione di cocaina. Tra le 24 organizzazioni «narcoterroristiche», una forse neppure esiste: è il Cartel de Los Soles, che molti analisti considerano semplicemente un termine gergale usato dai venezuelani per riferirsi alla corruzione dei militari, ma che, designato dal Dipartimento di Stato come organizzazione terroristica straniera nel 2025, è servito a conferire una parvenza di legalità all’invasione militare del Venezuela (benché nell’atto d’accusa definitivo contro Maduro sia stato piuttosto descritto come un «sistema clientelare gestito dai vertici» venezuelani, e non più come un’organizzazione di narcotrafficanti). E se nella lista compaiono, tra le altre, la Mara Salvatrucha, il Tren de Aragua, il Cartel de Sinaloa, il Cartel de Jalisco Nueva Generación, il Clan del Golfo, l’Eln (Ejército de Liberación Nacional) e Sendero Luminoso, a catturare la massima attenzione sono le due organizzazioni brasiliane presenti, il Comando Vermelho e il Primeiro Comando da Capital, già definite dagli Usa come terroristi globali lo scorso maggio. Una designazione contro cui il governo Lula si era opposto fin da subito, sostenendo di disporre di tutti gli strumenti giuridici necessari per combattere il crimine organizzato e denunciando il rischio di interferenze da parte degli Usa. Un rischio più che reale: come hanno indicato le sanzioni imposte a luglio a individui e aziende brasiliane per i loro legami con i due gruppi criminali, gli Stati Uniti mirano – lo ha recentemente denunciato anche l’Abin, l’Agenzia di intelligence brasiliana – a colpire banche, società fintech, aziende, fornitori di servizi e filiere produttive del paese. E tutto ciò in attesa dell’esito delle presidenziali brasiliane, giacché Flávio Bolsonaro ha già fatto sapere che, in caso di vittoria, anche il Brasile entrerebbe a far parte dello Scudo delle Americhe.