Trump contrario a qualsiasi limite:
“Tanto basto io”
“Non uccidete la gallina dalle uova d’oro!”. È categorico Donald Trump nel rifiutare critiche e allarmi vari sull’intelligenza artificiale. Usa il sarcasmo nei confronti di Dario Amodei di Anthropic, definito “angioletto perfetto” per la sua richiesta di controllare i progressi dell’Ia. Spiega che basta un “presidente forte e intelligente (con un Qi elevato!)” – quindi, presumibilmente, lui – per evitare che le macchine prendano il sopravvento sull’uomo. Conclude parlando di “disgustosa cospirazione” che punta a colpire gli Stati Uniti, che in materia di Ia, “sono in netto vantaggio rispetto a qualsiasi altro Paese”.
Le dichiarazioni delle ultime ore, che Trump affida ancora al social Truth, concludono un fine settimana in cui il presidente ha difeso a oltranza l’industria dell’Ia. Le ragioni sono diverse. Alcuni leader del settore hanno contribuito con sostanziosi investimenti ai suoi progetti e iniziative, dalla cerimonia di insediamento alla ballroom della Casa
Bianca. La crescita dell’ia ha inoltre prodotto forti guadagni in
Borsa e la costruzione dei data center ha sostenuto il settore manifatturiero. Si tratta, per Trump, della dimostrazione della bontà dei suoi piani economici. Va anche ricordato l’utilizzo che l’intelligence Usa – in particolare Nsa, Fbi, Cia, Cisa – fanno dell’intelligenza artificiale per classificare enormi quantità di dati e monitorare minacce alla sicurezza interna e internazionale. Ai fini di un potenziamento delle infrastrutture, la Casa Bianca lo scorso maggio ha approvato lo stazionamento di 9 miliardi di dollari in chip informatici avanzati.
C’è poi la questione della sfida con la Cina. Gli Stati Uniti hanno a lungo goduto di un innegabile primato nel settore, grazie anche alle restrizioni imposte alle aziende cinesi in tema di accesso ai processori avanzati di nuova generazione. Nell’ultimo anno le cose sono cambiate. Le cinesi Deepseek, Alibaba, Minimax e Moonshot hanno messo a punto modelli che si avvicinano alle prestazioni dei sistemi americani, alimentando l’accusa di violazione della proprietà intellettuale. Durante l’incontro dello scorso maggio a Pechino, Trump e Xi Jinping hanno discusso di Ia senza concludere molto. Il tema sarà al centro del vertice tra i due in programma il 24 settembre a Washington, ma ci sono pochi dubbi sul fatto che l’amministrazione Usa lo ritenga un asset strategico da utilizzare per limitare le ambizioni di Pechino.
Le dichiarazioni di Trump appaiono in netto contrasto con le posizioni che diversi Paesi e istituzioni hanno assunto dopo l’intervento di Amodei. Proprio da Pechino arriva la dichiarazione del ministro per la Sicurezza dello Stato Chen Yixin, secondo cui l’ia – con i rischi di disinformazione e utilizzo per fini militari – mina il controllo del potere da parte del Partito comunista. E mentre il Canada invoca la nascita di un organismo regolatore sovranazionale, l’alto commissario Onu per i diritti umani, Volker Türk, chiede una regolamentazione dell’Ia per tutelare libertà e privacy. Le prese di posizione di Trump hanno suscitato preoccupazione tra alcuni degli stessi Repubblicani, che temono che l’ideologia di radicale laissez-faire capitalistico del presidente possa allontanare elettori al midterm
Roberto Festa, Il Fatto Quotidiano, 15/09/2026