da il Manifesto, 20 ottobre 2026
ANASTASIA, GARANTE DEI DETENUTI DEL LAZIO: «ADOTTATE SUBITO IL PIANO REGIONALE DI PREVENZIONE DEL RISCHIO»
Detenuto suicida a Viterbo: è il terzo dall’inizio dell’anno al Mammagialla
Marco Caruso
Un detenuto di 49 anni, originario del viterbese, è stato trovato morto ieri mattina nel carcere di Mammagialla, a Viterbo. Si sarebbe tolto la vita impiccandosi. È il terzo suicidio dall’inizio del 2026 nella struttura. Prima di lui, al Mammagialla, erano morti suicidi altri due detenuti, il 5 febbraio e il 26 luglio. Il bilancio della regione Lazio sale così a sei casi dall’inizio dell’anno: oltre ai tre di Viterbo, altri tre su Roma, a Rebibbia, il 7 marzo e il 23 aprile e uno a Regina Coeli il 2 ottobre.
«Come sempre non ne conosciamo, e forse non ne sapremo mai, le ragioni profonde ma non possiamo non registrare il fatto che sia il terzo nell’istituto attraversato da tensioni e difficoltà crescenti» osserva Stefano Anastasia, garante dei detenuti del Lazio. Le cause individuali restano da accertare, sulla vicenda sta indagando la polizia penitenziaria. La ripetizione degli episodi, tuttavia, impone di un approfondimento sulle capacità di rilevare ed affrontare il disagio delle persone affidate in custodia. I numeri nazionali restituiscono la dimensione del fenomeno: secondo la rivista Ristretti Orizzonti, nel 2026 i suicidi in carcere sono 58, contro gli 80 registrati nell’intero 2025. Il rapporto di metà anno rilasciato ad agosto 2026 dall’associazione Antigone aveva evidenziato che il 9,3% dei detenuti presenta diagnosi psichiatriche gravi, il 20,5% fa ricorso a stabilizzanti dell’umore e antidepressivi e il 46% assume sedativi o ipnotici. Oltre a ciò, il 60% dei detenuti era inoltre sottoposto a custodia chiusa, con possibilità limitate di trascorrere tempo fuori dalla cella.
Sul fronte sanitario, Antigone rilevava appena 6,5 ore settimanali di presenza psichiatrica e 16 di supporto psicologico ogni cento detenuti. Il quadro non dimostra un rapporto automatico tra sovraffollamento e suicidio, né spiega da solo quanto accaduto a Viterbo. Indica però il contesto nel quale il lavoro di osservazione e presa in carico diventa più difficile. Per Anastasia, la risposta passa dall’adozione urgente del nuovo piano regionale di prevenzione del rischio suicidario e dalla sua applicazione in tutti gli istituti.
«La regione Lazio deve adottarlo al più presto e deve rafforzare i servizi per la salute mentale – ha commentato il consigliere regionale di Sinistra civica ecologista Claudio Marotta – ogni vita perduta impone azioni concrete sulle condizioni della detenzione e sulla tutela della salute, la privazione della libertà non cancella i diritti».
Il Manifesto, 20 ottobre 2026