venerdì 16 ottobre 2026

da Il Manifesto del 06/10/2026

Sardegna, nelle esercitazioni Nato le imprese private di armamenti

di Costantino Cossu


È cominciata ieri in Sardegna, nelle basi di Teulada e di Quirra, una mega esercitazione militare. Si chiama Joint Stars 2026 e andrà avanti sino al 31 dicembre, pianificata dalla Difesa con il coinvolgimento di esercito, marina, aeronautica, carabinieri, guardia di finanza, vigili del fuoco, croce rossa e protezione civile. Prevede, dice il decreto firmato dal ministro Crosetto, «manovre reali sul terreno e in mare».

Si spara davvero, insomma, missili e droni compresi. «L’obiettivo – spiega il ministro – è integrare la difesa nazionale e alleata affrontando scenari complessi multi-dominio e minacce ibride (attacchi cibernetici, sabotaggi e gestione della crisi). Viene simulato uno scenario di guerra che prevede l’attivazione dell’articolo 5 del Trattato del Nord Atlantico e la conseguente applicazione del principio di “difesa collettiva” della Nato».

Sull’esercitazione si è acceso un contrasto istituzionale tra ministero della Difesa e regione Sardegna. Crosetto ha autorizzato Joint Stars 2026 nonostante il parere negativo dei componenti civili del Comipa, il comitato regionale (composto da 5 membri nominati dal consiglio regionale e da altrettanti militari scelti dalla Difesa) che sovrintende alle attività delle forze armate nei poligoni sardi.

Il calendario delle esercitazioni a fuoco previste nell’isola è stato bocciato dai componenti civili del Comipa innanzitutto per «la poca chiarezza e trasparenza e la totale assenza di informazioni sull’utilizzo che di uno dei poligoni, quello di Quirra, faranno non meglio identificate imprese private del settore militare e della produzione di armamenti che hanno affittato la base per fare ricerca, testare e presentare a potenziali acquirenti le loro produzioni belliche». Non ci sono quindi soltanto le esercitazioni nel programma delle attività della Difesa nelle basi sarde. C’è anche la sperimentazione e la proposta di vendita di sistemi d’arma da parte di imprese belliche. I componenti civili del Comipa hanno chiesto quali fossero le imprese e che armi venissero a testare in Sardegna. Crosetto non ha risposto. Da qui la bocciatura da parte del Comipa. Dietro la quale però ci sono anche altre motivazioni. Per l’ennesima volta il Comipa ha evidenziato che «in Sardegna la massiccia presenza di demanio militare impatta in modo negativo sulle economie e sulla qualità di vita delle comunità locali», sottolineando l’urgenza di interventi immediati in particolare sui siti inquinati da bonificare.

La Sardegna ospita il 60% delle servitù militari nazionali. «Non possiamo continuare a sostenere – scrivono i rappresentati della regione nel Comipa – un peso così sproporzionato, che ha pesanti conseguenze negative sullo sviluppo e sulle opportunità di crescita di una vastissima porzione di territorio regionale». Il parere del comitato non è però vincolante, solo consultivo. Può essere superato da un decreto del ministero della Difesa, che infatti, puntualmente, è arrivato. Crosetto ha giustificato la sua decisione di dare il via libera con «prevalenti motivi di interesse nazionale». Simulare con le esercitazioni «uno scenario di guerra che prevede l’attivazione dell’articolo 5 del Trattato del Nord Atlantico e la conseguente applicazione della “difesa collettiva” Nato» cancella qualsiasi altro argomento.