da Il Manifesto del 07/10/2026
Casa, l’Italia fa peggio anche della timida Europa
di Simone Tulumello
La Commissione europea ha reso pubblica la proposta di Affordable housing Act (legge per gli alloggi a prezzi accessibili), primo elemento di un piano europeo lanciato a dicembre 2025. Il nome è ambizioso: un Act è una legge dedicata a regolamentare un intero tema, qui però siamo davanti a una misura più modesta che sistematizza gli strumenti legali con i quali i Comuni possono limitare le locazioni turistiche brevi in edifici residenziali e proibire compravendita o uso di terreni o alloggi per fini diversi dalla residenza principale. Una volta dimostrato che esista tensione abitativa, l’amministrazione può creare limiti che devono avere durata transitoria – massimo cinque anni, prorogabili.
L’Act è una norma ragionevole, il cui obiettivo non scritto è permettere alle amministrazioni locali, quelle normalmente più attente al tema casa, di agire per ridurre la tensione abitativa anche in assenza di una normativa nazionale. Nulla di radicale o particolarmente nuovo. Ad esempio, Firenze e Roma hanno già adottato misure simili, nel caso di Firenze vincendo al Tar varie battaglie legali promosse dalle associazioni di settore. Con l’Act in vigore, le battaglie legali sarebbero state più semplici o forse inesistenti.
Il problema dell’Act è proprio che, nella sua ragionevolezza, è parecchio distante da quello che un intervento normativo europeo per la casa dovrebbe fare. È ormai assodato che limitare o proibire gli affitti brevi contribuisca a ridurre i prezzi degli affitti – esiste una vasta letteratura scientifica sul tema, in Italia vi hanno lavorato soprattutto Filippo Celata, Gianluca Bei e Barbara Brollo alla Sapienza di Roma. Ma la questione abitativa è molto più complessa: regolamentare gli usi non residenziali dovrebbe essere un pezzo di un puzzle ben più ampio, che dovrebbe includere la promozione di vasti stock di alloggi fuori dal mercato (edilizia popolare, cooperative a proprietà indivisa, modelli not for profit…) e la regolazione degli affitti, con controllo dei prezzi e promozione di contratti tendenzialmente a tempo indeterminato. L’Unione europea dovrebbe concentrarsi sulle sue politiche che hanno spinto la mercificazione e la finanziarizzazione della casa: il monetarismo e l’austerità, tra le cause principali dei parchi investimenti fatti negli ultimi decenni dagli Stati membri; le iniezioni di liquidità al sistema finanziario e l’integrazione deregolata dei mercati finanziari, che hanno spinto banche a fondi nel mercato residenziale. Nulla di tutto questo è presente nell’Act e nel piano europeo.
Nonostante sia una misura più che moderata – d’altronde, la seconda Commissione von der Leyen è la più a destra della storia dell’Unione -, il governo italiano la ritiene lesiva della sovranità nazionale. Il ministro degli Affari europei Foti ha dichiarato, nel question time alla Camera del 23 settembre, che l’Italia chiederà che i singoli Stati membri possano non applicare la norma. D’altronde, nel 2025 il governo Meloni aveva impugnato davanti alla Corte costituzionale la legge toscana sul turismo, che permette ai comuni di creare limiti alle locazioni turistiche brevi. Per il governo, quella legge regionale sarebbe stata lesiva del diritto alla proprietà e delle competenze statali sul turismo. La Corte ha però respinto senza riserve tutti gli argomenti del governo, sancendo la piena costituzionalità della norma.
Ciononostante, il partito italiano del mattone e della proprietà si è scagliato contro l’Act europeo come se si trattasse di una misura da regime comunista. La parola passa adesso al parlamento europeo, che dovrà approvare la norma o negoziare le modifiche con la Commissione. E, come spesso succede, servirà una forte pressione sociale e politica perché anche il poco che c’è nella norma non venga diluito a Bruxelles. Il conflitto spagnolo è, in questo senso, una buona notizia per tutta l’Europa. Se ne accorgeranno i sindaci italiani, che dovrebbero essere i primi a voler potere regolamentare gli affitti brevi? In Italia il tema casa è riaffiorato nel dibattito nazionale, ma ancora non scalda gli animi come negli altri paesi europei: fino a quando?