venerdì 30 ottobre 2026

 il Manifesto  24/10/2026

IL GRUPPO INFORMALE «2 GENERAZIONE»

Torino, i ragazzi di Barriera in corteo col tricolore contro chi non li vuole

Rita Rapisardi

Torino

Manifestazione contro il caro vita a Torino sabato 17 ottobre 2026 – Foto di Daniele

Davanti alla scuola elementare Aristide Gabelli, nel cuore di Barriera di Milano, all’ora di uscita almeno cinque lingue si intrecciano, l’italiano non si sente. Sul muro dell’edificio c’è appeso un lenzuolo colorato: «Qui nessuno è straniero».

Dal quartiere partono in decine, manifestano contro la guerra e il riarmo, per un futuro migliore. A Torino oltre il 16% dei cittadini è straniero. Prima, seconda generazione, molti sono italiani anche per i documenti, altri attendono di diventarlo, agli occhi di qualcuno non lo saranno mai. Finiscono sui giornali quando tirano giù lo scaffale di una libreria. I marciapiedi vengono puliti ogni settimana dal gruppo informale “2 generazione”: il problema è nato quando i ragazzini si sono trovati le siringhe, questo è un angolo di spaccio, soprattutto crack. L’intenzione è di riappropriarsi del proprio quartiere, così come della narrazione su chi lo abita. Maranza, criminali, delinquenti.

A Barriera si può incontrare Ginevra, si sente in colpa per la sua situazione di privilegio: di origine etiope, è stata adottata da neonata da genitori italiani, senza problemi economici. Ha 16 anni, è arrivata a Torino da due mesi, ha vissuto la sua vita a Roma e ha un accento marcato. Da quando è qui sente il giudizio più forte, come il trattamento da parte della polizia, nonostante frequenti le piazze dalla seconda media: «Alla manifestazione del 16 ottobre degli studenti ci hanno caricati senza motivo, non avevo neanche mai visto un idrante in vita mia. A Roma invece la situazione è molto più tranquilla». Torino è una piazza complicata e forse proprio per questo la si attacca con così tanta violenza.

Le ragazze alle manifestazioni sono la maggioranza, conferma Nour, 19 anni, italiana di origine marocchina: «Nell’organizzazione le ragazze sono la presenza maggiore, hanno metodo, però non vengono spinte ad avere una voce». Giovani maschi in prima fila nelle immagini di questi giorni ad attaccare le vetrine delle multinazionali: «Non dico ad altri cosa fare e non condanno i loro gesti, ma serve fare politica su questo». Insomma politicizzare, ancor di più, la vetrina rotta. «Mio padre nel 2006, quando sono nato, prendeva lo stesso stipendio di oggi» racconta Fouad, italiano d’origine marocchina. Il padre è in Italia da quarant’anni, ne ha 65, ha raggiunto i contributi necessari ma non va in pensione: non basterebbe per sopravvivere. Fouad è attivo politicamente, la madre teme per lui, ma è stata in corteo in prima fila, spalla a spalla. «Non posso fermarmi, lo devo fare per noi, perché possiamo avere un futuro migliore», racconta il giovane che fa le scuole serali e lavora per dare una mano in casa, prendendo sei euro lordi l’ora.

Nel parchetto di fronte a quella che dovrebbe diventare la nuova moschea di Torino, al centro della battaglia politica di Fratelli d’Italia, sorgono le case popolari dove vive Fouad. Su due balconi sono spuntate le bandiere italiane, diventate simbolo dei contrari al centro religioso. «Sono andato in manifestazione con la bandiera italiana, il punto è il pregiudizio razzista – spiega – la mia vicina preferita, che conosco da 15 anni, ha rilasciato un’intervista in cui ha detto che colonizziamo la città. Con lei abbiamo condiviso il cibo del nostro paese, come scambio culturale. Le ho chiesto il motivo di quelle parole, non ha saputo rispondermi, ora non la saluto più». È calato il sole su quelle bandiere e oggi c’è una nuova manifestazione.