lunedì 12 ottobre 2026

Mamme in piazza per la libertà di dissenso

Piazze e diritti costituzionali negati

11/10/2026 - Torino


“Mamme in piazza per la libertà di dissenso” è un comitato di mamme delle ragazze e dei ragazzi di Torino sottoposti a pesanti misure cautelari e processi per aver partecipato a manifestazioni e iniziative antirazziste, antifasciste e in difesa del territorio. Si sono riunite in gruppo per sostenere tutti e tutte i/le giovani attivisti e per denunciare la situazione di ingiustizia e di repressione che nega il diritto al dissenso e alla protesta.


50 piazze italiane hanno manifestato ieri contro il genocidio ancora in corso, la guerra e l’occupazione sionista della Palestina.

A Torino la manifestazione più partecipata con almeno 20.000 persone, provenienti da tutta la regione, che hanno attraversato la città con slogan, cori e interventi di spessore.

Sono 65 le realtà che hanno aderito tra associazioni, comitati, partiti e movimenti piemontesi.

“Tensioni con la polizia all’inizio della manifestazione” registrano tutti i Tg della sera.

Nessuno si stupisce, Torino è una piazza “calda”, nessuno sembra interessato alle motivazioni di quei momenti di tensione che invece affondano in un attacco sempre più pervasivo al diritto di manifestare sancito dall’art. 17 della Costituzione.

E’ infatti con l’ultima delle scellerate Leggi Sicurezza, quella emanata con decreto a febbraio e trasformata in legge il 24 aprile di quest’anno, che si innesta un attacco senza precedenti al diritto di manifestare: da una parte abbiamo la Costituzione che sancisce il diritto alla manifestazione e ne regola le modalità tramite l’obbligo del PREAVVISO alla questura, dall’altra l’inasprimento delle pene pecuniarie, le multe amministrative, sancite dalla Legge Sicurezza, per tutti coloro che non si attengono alle PRESCRIZIONI della questura che possono (possono!) indicare limitazioni rispetto agli itinerari indicati, sempre e solo per motivi di sicurezza pubblica.

Quello che gli articoli di legge non raccontano sono le recenti indicazioni ministeriali che in pochi mesi si sono evidenziate a chiunque organizzi una manifestazione, un corteo o un presidio: le questure prescrivono sempre pesanti limitazioni agli eventi comunicati, non va bene il giorno, non va bene l’orario, non va bene l’itinerario …  quella via è troppo stretta, l’altra è trafficata. Gli organizzatori, o chi è pensato come tale, vengono richiamati più e più volte a discutere allo sfinimento di vie, piazze e angoli di città.

Il risultato è la limitazione stessa dell’impatto che una manifestazione vuole significare per una città: essere visibile, comunicativa, portare al centro dell’agorà i temi politici e sociali del momento.

Se limiti l’agorà limiti la democrazia.

E’ questo quello che sta succedendo nella realtà: un’agorà preclusa per soffocare ogni espressione di dissenso e denuncia.

E laddove le organizzazioni non si attengono alle pesanti limitazioni delle questure fioccano le multe per chi è stato individuato come organizzatore, multe pesanti che prima o poi verranno riscosse con gravi conseguenze sulle vite reali delle persone. In pochissimi mesi sono stati già multate una quarantina di persone a Torino e altrettanto a Bologna, Pisa, Firenze …

Nella giornata di ieri le deboli motivazioni della questura: “E’ sabato pomeriggio, c’è lo shopping, c’è il rischio di scritte sui muri …” volevano impedire l’agorà a 20.000 persone che protestano contro un genocidio.

Le 20.000 persone non ci sono state e quella piazza se la sono ripresa per portare nel cuore della città l’enorme questione politica di questa epoca storica: “No alla guerra, alle armi, al genocidio, all’impoverimento di tutti per il profitto di pochi”.

Riprendere la piazza è stato un atto politico. Loro risponderanno con multe e denunce.