"Benedetto sei Tu, Signore, che fai vivere i morti": faccio mio questa confessione di fede ebraica.
- Per me credere la risurrezione è la radicale fiducia in quel Dio che può vincere anche la morte. Dio non ci abbandona al potere della morte. Il Suo amore è più forte della morte. Per dirla con il teologo cattolico Roger Haight (Jesus Symbol of God, pag. 147): "Quello che Dio ha operato in Gesù, Dio lo fa sempre e sempre l'ha fatto... Dio è qualcuno la cui preoccupazione per la vita di ciò che Egli crea non vien mai meno; il potere di Dio sulla vita, allora, non è mai definitivamente sconfitto dalla morte".
- Esiste una risurrezione che è già oggi in atto e che ci interessa e ci coinvolge proprio ogni giorno della nostra vita. È la prassi del regno di Dio che significa deporre i crocefissi dalla croce, praticare la solidarietà, far nascere un mondo altro. Questa risurrezione in atto è la sostanza della nostra sequela di Gesù oggi. Dove c' è liberazione da qualunque oppressione, lì avviene la risurrezione. Da questa risurrezione, come operaio nel cantiere della lotta politica e sociale, non mi posso smarcare.
- "La speranza della risurrezione non significa una fuga nell'aldilà, bensì un radicale rimando all'aldiquà, alla cura autentica della vita e all'impegno operoso nella storia" (Torres Queiruga). Non ho mai vissuto la mia speranza di risurrezione come diminuzione di impegno sull'oggi storico. Siccome credo che sarò un figlio della risurrezione anche dopo la morte, per l'amore gratuito di Dio e non per i miei meriti, non ha da conquistarmi o meritarmi "un posto nell'aldilà". Sono liberato dall'angoscia del futuro da meritare e posso dedicarmi al presente, lasciando il futuro interamente nelle mani di Dio. Lo stesso aldiquà e aldilà sono categorie spazio-temporali per noi necessarie e sensate, ma l'affidamento fiducioso in Dio è un continuum che attraversa e pervade vita e morte. Per questo l'immaginario teologico di una vita che continua o riparte non mi distrae per nulla e non mi dispensa affatto dalla pienezza della vita da vivere nell'oggi.
- Poi, attorno all'annuncio dell'amore gratuito con cui Dio ci dona una nuova vita in dimensioni per noi inimmaginabili, è nato tutto il vergognoso sottobosco del suffragio, delle esequie, dei funerali. Ma questo è un altro capitolo: una delle vergogne cattoliche. No, io parlo di fede seria, biblica; non di industria del suffragio, di mercato delle messe.
- Di tutto questo scrissi più approfonditamente nel volumetto "Quando i fratelli se ne vanno", Edizioni Tempi di Fraternità, Torino 1986.
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