Riporto da Repubblica del 9 ottobre questa informazione e la segnalazione di inziative assai costruttive.
Torino città all'avanguardia in Italia per risposte e servizi ma il resto del territorio fanalino di coda, con punte di forte omofobia nelle scuole: questo il quadro che emerge da una ricerca finanziata dalla Regione sull'omosessualità nella fascia di età del coming-out, cioè della dichiarazione pubblica. Nel resto del Piemonte oltre il 50% delle famiglie denuncia la forte omofobia con cui si devono scontrare a scuola i ragazzi che si scoprono gay o lesbiche.
La ricerca piemontese si basata su questionari e interviste che hanno coinvolto genitori, fratelli e sorelle di giovani omosessuali e si è concentrata sui bisogni delle famiglie e sulle risorse cui queste possono attingere per fronteggiare le difficoltà legate alla conoscenza dell'omosessualità di un proprio familiare.
Nel capoluogo i giovani omosessuali sono più propensi al coming-out e le famiglie sono più aperte ad accettare l'omosessualità dei figli. Ma uno dei dati più preoccupanti che emergono dalla ricerca, l'elevata percezione di omofobia nell'ambito scolastico, caratterizza l'intero Piemonte, senza eccezioni. I giovani omosessuali sono fatti oggetto di scherno e vengono isolati dai compagni, mentre gli insegnanti sono fortemente impreparati a intervenire per evitare le discriminazioni.
"La Regione Piemonte – sottolinea l'assessore alle Pari Opportunità Giuliana Manica – si è posta l'obiettivo importante e difficile di andare verso il superamento di ogni forma di discriminazione. Partendo dai risultati della ricerca, abbiamo organizzato tre incontri sul territorio".
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