Ecco che fine fanno i minori che sbarcano a Lampedusa
Presentato il rapporto di "Save the children" sui ragazzi accolti nelle comunità di accoglienza
Arrivano a Lampedusa con il vantaggio di avere meno di 18 anni e di essere quindi inespellibili, almeno per ora, ma con il peso di essere soli, vulnerabili, in un paese che non conoscono e fra gente spesso ignota. Quando vengono separati dagli adulti finiscono in comunità di accoglienza soprattutto in Sicilia, da lì il 60% fugge, a volte senza aver ottenuto neanche i documenti necessari. Lo dice il rapporto dell'organizzazione umanitaria internazionale "Save the children" che viene presentato questa mattina presso la sede romana dell'organizzazione in Via Volturno, alla presenza del responsabile del dipartimento libertà civili e immigrazione, il prefetto Morcone.
Il rapporto dal titolo "L'accoglienza dei minori in arrivo via mare" analizza un periodo che va dal maggio 2008 al febbraio 2009. Dati interessanti, 1994 i minori non accompagnati giunti a Lampedusa in tale periodo - altri 300 avevano almeno un parente - di questi 1860 sono stati ospitati nelle comunità di alloggio messe in piedi nel territorio siciliano, 1119 quelli fuggiti. Si tratta in gran parte di ragazzi, in età compresa fra i 16 e i 17 anni, provenienti dai vari paesi del continente africano, e distribuiti nelle 39 comunità monitorate in Sicilia. Sono distribuite nelle varie province ma ben 14 sono in quella di Agrigento (14) e Trapani (11). Spesso si trovano in condizioni di sovraffollamento, per cui si abbassano gli standard di accoglienza.
Difficoltà di inserimento scolastico o lavorativo, scarsità di figure di mediazione linguistica e culturale: carenze che non incoraggiano a restare nelle strutture. Secondo Angela Oriti, di Save the Children, esistono vari ordini di problemi. «La legislazione in materia di minori non accompagnati parla di presenti e non di quelli che arrivano, quindi manca anche un riferimento giuridico che permetta una programmazione degli interventi.
Le comunità di accoglienza poi dovrebbero contenere solo una decina di ragazzi ciascuna, invece questo criterio non viene rispettato. Si aggiunga poi il problema del finanziamento. Fino all'ottenimento della tutela e del permesso di soggiorno, la retta per il minore è pagata dal ministero tramite la prefettura, poi dovrebbero provvedere i Comuni. E lì capita di tutto: Comuni piccoli che non hanno fondi, comunità che non hanno ancora fatto richiesta di finanziamento, di tutto insomma.
È chiaro che sono indotti alla fuga». Ma dove vanno a finire? Spesso cercano di raggiungere parenti o paesani sparsi per l'Italia, a volte finiscono nei circuiti dello sfruttamento, altre volte, sono invitati ad andare in un posto preciso.
Lassaad Azabi, della Cooperativa Dedalus a Napoli, è considerato un punto di riferimento sicuro. Molti, anche dall'altra parte del Mediterraneo sanno del suo impegno per questi ragazzi:«Posso affermare che molti di loro non fuggono spontaneamente dalla casa di accoglienza in Sicilia ma vengono invitati ad andarsene.
La ragione è semplice: fino all'ottenimento del permesso sono a carico della prefettura poi diventano un peso per la comunità, debbono far posto agli altri che arrivano. Allora se i paesi da cui provengono hanno già radicate comunità da queste parti, li mandano da noi. Ne ho assistiti più di 40, ragazzi che passano da una comunità ad un'altra senza aver fatto passi in avanti».
Quindi più che parlare di fughe è il caso di rivedere radicalmente la normativa che li riguarda e di farlo con urgenza. La Regione Sicilia si è da poco impegnata a saldare i debiti con tutti i Comuni e a portare a zero i bilanci delle comunità di accoglienza, ma senza un intervento di carattere strutturale, la questione rischia di ripetersi tale e quale entro breve termine se non di aggravarsi. Si apprende infatti dal rapporto, che solo nei mesi di marzo e quasi tutto aprile, sono arrivati altri 197 ragazzi ritenuti minori, di questi solo 14 erano accompagnati. Il peggioramento, denuncia
l'organizzazione, è causato dalla mutazione del centro di primo soccorso e assistenza di Lampedusa in Cie.
A causa di questo, e del sovraffollamento perenne del centro, le imbarcazioni intercettate vengono fatte attraccare a Porto Empedocle, dove non esistono procedure adeguate per una corretta identificazione dei minori, né strutture per fornire loro soccorso e accoglienza. Eppure, è noto da almeno due anni che l'intensificarsi degli arrivi è dato soprattutto dal fatto che a partire sono sempre più minori e donne, spesso in stato di gravidanza. Sarà per questo che c'è chi pensa di poter risolvere la questione rendendo espellibili tutti, anche i bambini. Stefano Galieni f.liberazione