martedì 20 luglio 2010

L'OMOFOBIA DEGLI ONESTI

 

 

 

«Non è grave il clamore chiassoso dei violenti, bensì il silenzio spaventoso delle persone oneste», disse un giorno Martin Luther King.

Fu così negli anni. 30, mentre bruciavano i libri e le sinagoghe, negli anni 60, quando gli stu­denti neri dovettero essere scortati dalla Guar­dia Nazionale per entrare nelle università, ed è così oggi in Italia, l'unico paese dell'Europa Occidentale a non essersi dato un corpo di leggi che riconoscano pieni diritti per le persone omosessuali e trans. Chissà quanti oggi, guardando la prima pagina de l'Unità, avran­no pensato che non è questo il primo dei problemi. In effetti ce ne sono altri, gravissimi, come quello dei ricchissimi che nascondono le loro proprietà attraverso prestanome e rubano risorse all'intera comunità. Bisogna farsi carico di tutto, infatti. E dunque anche delle «vite spezzate» dei gay e delle lesbiche.

E’ a chi crede che questo sia un problema minore che parlo. È proprio quanto voleva dire Martin Luther King: è infinitamente più difficile da combattere la massa gelatinosa che con la sua indifferenza toglie l'ossigeno alla nostra dignità che lo sbandato che prova a tirarti un fendente con un coltello. Da Svasti­chella puoi provare in qualche modo a scan­sarti, la grande area grigia delle persone per bene, invece, quella ti toglie l'aria stringendoti ogni giorno nel suo inesorabile abbraccio. L'omofobia delle persone per bene racconta degli omosessuali solo quando sono delle vittime. Sta in chi pensa che l'uguaglianza consista non nel riconoscere ma nell'ignorare le differenze (<<Per me gay o etero sono tutti uguali!») e non si rende conto che questo significa voler costringere tutti ad adeguarsi alle uniche regole che conosce, quelle della maggioranza.


 


Jvan Scalfarotto