MARCO NIADA, Il tempo breve, Garzanti Editore, Milano 2010, pagg. 192, € 12.
Ragionare sul tempo nell’era della frenesia è decisamente impegnativo anche per non confondere ciò che è importante. Il lettore troverà un sacco di osservazioni intelligenti ed una costante messa in guardia dall’eccesso di velocità che “crea un effetto tunnel, restringendo l’orizzonte davanti a noi, costringendoci a concentrare l’attenzione su un piccolo angolo visuale e impedendoci di tenere d’occhio ciò che accade tutto attorno” (pag.148). La fretta “rischia di asfissiare l’ideazione e la creatività” (pag.149). “Attenzione e velocità paiono non andare per nulla d’accordo” (pag.171) tanto che l’Autore parla di morte dell’attenzione a causa di una distrazione di iperstimolazione. Il pericolo è di avviarci verso “una società in cui tutti parlano e nessuno ascolta” (pag.175). Così “ognuno è tutti e nessuno. La fine dell’attenzione rischia di portare all’offuscamento dell’identità e, con esso, alla fine della memoria” (pag.177) e di creare persone che scrivono la propria storia sull’acqua.
Il libro, ricco di informazioni precise e di osservazioni divertenti ed intelligenti, può offrirci un aiuto per riconsiderare le nostre frette e il nostro bisogno di educarci a non entrare nella dittatura della velocità.