venerdì 17 dicembre 2010

COMMENTO ALLA LETTURA BIBLICA

TESTO E COMMENTO

Nascita di Gesù Cristo
Lu 1:26-38; Gv 1:1-2, 14 (=Lu 2:1-21; Is 7:14; Ga 4:4)
18 La nascita di Gesù Cristo avvenne in questo modo.
Maria, sua madre, era stata promessa sposa a Giuseppe e, prima che fossero venuti a stare insieme, si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. 19 Giuseppe, suo marito, che era uomo giusto e non voleva esporla a infamia, si propose di lasciarla segretamente. 20 Ma mentre aveva queste cose nell'animo, un angelo del Signore gli apparve in sogno, dicendo: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua moglie; perché ciò che in lei è generato, viene dallo Spirito Santo. 21 Ella partorirà un figlio, e tu gli porrai nome Gesù, perché è lui che salverà il suo popolo dai loro peccati».
22 Tutto ciò avvenne, affinché si adempisse quello che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:
23 «La vergine sarà incinta e partorirà un figlio,
al quale sarà posto nome Emmanuele
»,
che tradotto vuol dire: «Dio con noi».
24 Giuseppe, destatosi dal sonno, fece come l'angelo del Signore gli aveva comandato e prese con sé sua moglie; 25 e non ebbe con lei rapporti coniugali finché ella non ebbe partorito un figlio; e gli pose nome Gesù.    (Matteo 1, 18-25)

I SOGNI  CHE  FANNO  VIVERE

Si può vivere senza sogni e poesia? Qualcuno ci riesce e allora la sua vita si concentra idolatricamente  sul  denaro, sul sesso, sul potere, sull’immagine. In questa Italia le “concentrazioni idolatriche” fanno mostra di sé ogni giorno.

La pagina evangelica che abbiamo davanti agli occhi, come moltissimi altri testi della Bibbia , è piena di poesia: Giuseppe sogna e un angelo gli comunica la volontà di Dio circa la nascita  di Gesù. Sappiamo bene dagli studiosi della Bibbia che Gesù nacque come ogni altro bimbo o bimba dall’unione affettiva e sessuale di Maria e Giuseppe, giovani genitori di una numerosa famiglia ebrea. Dire che Giuseppe è il padre “putativo”  è una finzione retorica che rischia di nascondere la verità dei fatti.

Ma allora….. perché, con due racconti poetici tanto diversi, sia Luca che Matteo ci collocano la nascita di Gesù tra “apparizioni angeliche” e “sogni”? Sarebbe una frode, un tradimento della verità, un parto della loro fantasia? Le cose non stanno affatto così. Sia Luca che Matteo scrivono il loro vangelo verso gli anni 90 quando gli appartenenti al movimento di Gesù avevano già lungamente camminato sulle tracce del nazareno e avevano  lungamente meditato sul significato del profeta di Nazaret per la loro vita. Da questa meditazione nacquero i racconti di apparizioni  e di sogni sulle origini di Gesù. Come leggiamo nella Bibbia e in moltissimi altri tesi mitici degli “uomini divini” (= le persone che hanno ricevuto da Dio una missione particolare), le loro nascite sono sempre avvolte nella luce dello straordinario. Basti pensare a Budda, a Maometto, a Mosè, a Isacco… Chi scrive questi racconti, pieni di sogni e di apparizioni, di voci e di luci, non ha per nulla pensato di fare il cronista . Il suo scopo era ben altro. Nello stile letterario del suo tempo, ha voluto testimoniarci quanto fossero determinanti per la sua vita e per l’esistenza della comunità la figura, l’opera e il messaggio di Gesù. Per trasmetterci questa testimonianza, con un processo mitico e retrospettivo, ha “dipinto” il quadro della nascita “straordinaria” di Gesù per dirci che dobbiamo riconoscere in lui il testimone di Dio per eccellenza, anzi il messia.  Ma questi racconti poetici, se non sono affatto una cronaca, non sono nemmeno una menzogna. Tutt’altro. Sono bellissime composizioni letterarie, dei quadri teologici che hanno un messaggio da trasmetterci: voi che leggerete questo vangelo, sappiate che Gesù è per voi l’inviato di Dio, che il suo messaggio deve coinvolgere le vostre vite, che la sua testimonianza vi indica la volontà di Dio. Le “leggende teologiche” non sono favole, ma costrutti letterari che trasmettono dei messaggi profondi e, direi, quanto mai attuali: ogni giorno devo ridirmi l’insegnamento di Gesù, ricollocarmi sulle sue tracce di sobrietà, di accoglienza, di solidarietà con i più deboli.

Perché “il sogno dal cielo?

La Bibbia non può essere letta come una continua linea diretta tra noi e Dio. Né Dio può essere visto come il “suggeritore” delle nostre scelte tanto da ridurci a semplici esecutori di una volontà che ci piove addosso dall’esterno.

Questo “meccanismo” sarebbe infantilizzante. Noi tutti cerchiamo la fedeltà alla strada di Gesù  cercando tra luci ed ombre, nella fatica quotidiana.

Ma i “sogni biblici” hanno una funzione di darci fiducia nel nostro tentativo di guardare oltre le nostre abitudini, le nostre rassegnazioni. I sogni sono “levatrici del futuro inedito” e inviti alla ulteriorità, alla speranza. Dio ci vuole sognatori e sognatrici, non nel senso evasivo della realtà; essi sono annunci di quell’alba che Dio sogna per noi e per l’umanità. Mi piace pensare  che molte pagine delle Scritture possano essere lette come messaggi che invitano a sognare; anzi, in qualche modo, esse ci fanno scoprire  i sogni che Dio continua a sognare per noi e per tutto il creato. Giuseppe, in questa pagina del Vangelo di Matteo, si è lasciato coinvolgere. Egli fa in modo che il “sogno” regalatogli prenda corpo nella sua vita, si rende disponibile alla proposta che riceve.

Dio  sogna ancora

Credo che in questi giorni in cui le autorità politiche e cattoliche che, con un matrimonio indissolubile, governano questa Italia sempre più divisa  in ricchi e poveri ci invitano alla rassegnazione, sia necessario mantenere viva la capacità di sognare. Per noi credenti è importante anzi decisivo, esserci là dove si sognano la giustizia, i diritti, l’uguaglianza, la libertà.

Il sogno deve diventare lotta audace e nonviolenta con gli studenti e i giovani  lavoratori, precari e disoccupati che si vedono privati di un futuro. Il sogno di una chiesa libera dagli inciuci e dalle alleanze con i corrotti non può avere tregua. Così non possono arrestarsi le fondamentali lotte per i diritti  degli stranieri, dei rom,  delle donne, degli omosessuali…

Credo proprio che chi archivia questi sogni o non li traduce in lotta per il cambiamento, celebrerà un natale di riti, parte di quella religione civile fatta di parole vuote e di appiattimento sul presente.  Dai rifiuti di Napoli al “giardino del creato” che Dio ha sognato, c’è una distanza da colmare e per giunta ci sarà sempre chi deride i sognatori (  Genesi 37,8 e 37,19), ma spegnere  i sogni è soffocare la voce e il soffio di Dio .