venerdì 3 dicembre 2010

COMMENTO ALLA LETTURA BIBLICA

MAESTRO È CHI ACCENDE IL FUOCO (MATTEO 3,1-12)

 Siamo soliti pensare a Giovanni Battista, il battezzatore, come se tutta la sua figura e la sua opera si spiegassero e fossero riconducibili alla missione di precursore di Gesù. In realtà il Battista e il gruppo di suoi discepoli furono una realtà distinta e autonoma da Gesù e dal suo movimento.

Semmai il Battista può essere considerato precursore in quanto fu il maestro di Gesù. Gli estensori dei vangeli subordinano Giovanni a Gesù e scrivono come se il Battista avesse la consapevolezza di preparare la strada al nazareno. Si tratta, ovviamente, di una “ricostruzione” teologica operata dagli evangelisti per mettere in risalto l’opera di Gesù. Del resto non si può escludere che qualcuno dei discepoli di Giovanni sia poi entrato nel gruppo di Gesù.

 Il maestro di Gesù

Gesù aveva sempre nutrito una straordinaria “venerazione” per questo profeta appassionato. Giovanni aveva posto nel cuore di Gesù una fede radicale: “Dio può suscitare figli di Abramo da queste pietre” (Matteo 3,9). Nello stesso tempo tutta la vita di questo profeta era segnata da una infuocata passione per i poveri, i deboli, le persone oppresse.

Forse Gesù, ascoltando negli anni della sua giovinezza questo profeta che passava di villaggio in villaggio predicando e destando tanto desiderio di giustizia, aveva ripensato ai profeti come Amos e Michea, i cui messaggi avevano trovato tanta risonanza nel culto sinagogale di Nazareth al quale Gesù partecipava assiduamente.

Il cuore di Gesù alla scuola del Battista si era ulteriormente acceso di passione e partecipazione alle vicende dei poveri della sua terra tanto preziosi agli occhi di Dio quando “dimenticati” dal potere.

Se nei vangeli troviamo lodi altissime di questo profeta sulla bocca di Gesù, è lecito pensare che proprio Gesù ne abbia spesso tessuto l’elogio davanti ai suoi discepoli, additandolo come un modello, come il vero israelita pieno dello spirito di Dio.

Un maestro profeta: un dono raro

Il Vangelo è fedele a questi sentimenti di Gesù che per lungo tempo rimasero nel cuore di tutti. Tanto più che la crudele prigionia a morte del Battista aveva ulteriormente dilatato la sua statura morale e la sua testimonianza di fede. Sulla bocca del Battista che “annunciava al popolo la buona novella” vengono qui posti alcuni insegnamenti di Gesù e della comunità primitiva.

Che fortuna, sembra ricordarci Matteo, avere dei buoni maestri, dei maestri “profetici” che ci aiutano a tuffarci appassionatamente tra le braccia di quel Dio che può far nascere figli di Abramo dalle pietre e ad immergerci nella realtà dell’oppressione e dell’ingiustizia.

In un mondo in cui ci sono molti ripetitori di luoghi comuni, molti pubblicizza tori di se stessi, molti imbonitori... incontrare dei maestri che siano “profeti” di Dio e appassionati della giustizia è una vera fortuna, anzi un grande dono di Dio. Certo: le voci profetiche vanno cercate perché le musichette del nulla e gli spettacoli dei potenti distraggono e portano in tutt’altra direzione.

Il vero battesimo

Se le liturgie di Natale ci distolgono o ci allontanano dalla realtà e non ci aiutano a sollevare lo sguardo e a dirigere il cuore e le mani verso quell’orizzonte di solidarietà e di impegno che animò il Battista e costituì l’orientamento quotidiano della vita di Gesù, allora purtroppo buttiamo via il nostro “avvento” perché davvero non “attendiamo” operosamente i tempi messianici, cioè i tempi dell’amore.

Il battesimo più vero non è forse quello che abbiamo ricevuto inconsapevolmente appena nati e che i cristiani delle prime generazioni molto saggiamente amministravano normalmente ai soli adulti dopo un periodo di “ingresso” nella strada di Gesù.

Il battesimo che veramente incide nella nostra vita è quello che noi assumiamo quando perseveriamo nel seguire la strada di Gesù, lasciandoci prendere “dallo Spirito Santo e dal fuoco”, cioè quando facciamo affidamento sulla forza che viene da Dio (ecco che cosa può significare Spirito Santo) e ci lasciamo investire in profondità da quel fuoco che brucia l’egoismo e riscalda le acque tiepide del nostro cuore.

Il fuoco di Dio

Gesù un giorno diede libero sfogo al suo cuore: “Sono venuto a gettare un fuoco sulla terra e come vorrei che fosse già divampato!” (Luca 12,49).

Una ininterrotta schiera di donne e di uomini hanno nei secoli tenuto acceso questo fuoco di cui parla Gesù: il fuoco della parola di Dio, della preghiera sincera, dell’amore umile e fattivo, della condivisione. In tutte le religioni e sotto tutti i cieli Dio ha trovato adoratori in spirito e verità, donne e uomini riscaldati dal fuoco dell’amore. Forse così la nostra vita può uscire dal paesaggio accattivante delle abitudini e dai luoghi comuni.

La Bibbia è percorsa in lungo e in largo dall’immagine del fuoco. Per Geremia “la parola di Dio non è forse come il fuoco” (23,29) che divora i nostri idoli e “come un martello che spezza il sasso” delle nostre durezze di cuore? Ma la colonna di fuoco dell’Esodo che accompagnava il popolo nelle lunghe notti del deserto e “le lingue di fuoco che andarono a posarsi su ognuno dei presenti” nel Cenacolo (Atti 2,3) sono il simbolo della vicinanza “riscaldante” di Dio che si inoltra con noi nei giorni in cui scegliere, perseverare, tenere caldo il nostro cuore non è affatto scontato. Secondo le Scritture Dio, in questa “città piena di idoli” può dare la vera gioia ai nostri cuori e indicarci il sentiero di una sobrietà felice e conviviale sulla strada di Gesù.

Il Battista è un ebreo, un profeta dalla fede “infuocata”, appassionata. C’è bisogno di passione profetica oggi più che mai. Senza passione si trasmette solo la prosecuzione del presente...

 

Ti preghiamo

Perché il gelo dell’indifferenza non ci sorprenda, aiutaci, o Dio, a tenere vivo nei nostri cuori, nelle nostre comunità e ovunque viviamo quel fuoco che i profeti e Gesù hanno testimoniato con la loro vita. Se non accendiamo un bel fuoco, l’indifferenza prevale e segna i nostri giorni spegnendo ogni speranza di un mondo migliore.

Senza il fuoco della Tua parola la nostra vita può soccombere alla paura, alla palude, ai pregiudizi, alla rassegnazione.

Senza il Tuo fuoco, o Dio, la nostra piccola fiamma si spegne.