Lettera aperta degli studenti della Facoltà Valdese di Teologia
Noi, studenti della Facoltà di Teologia Protestante Valdese di Roma, abbiamo appreso con paura e sdegno l’accusa di favoreggiamento all’immigrazione clandestina rivolta al medico che ha prestato cura al ragazzo di nazionalità egiziana, Mahmoud di 23 anni, abitante a Milano per motivi di lavoro.
Noi, che ci stiamo formando ad essere pastori e pastore, ci sentiamo chiamati a rivolgere la nostra preghiera a Dio per il peccato di cui, come italiani, ci rendiamo conto di essere anche noi responsabili.
Nel Nuovo Testamento l’apostolo Paolo scrive: “Non c'è né Giudeo né Greco, non c'è né schiavo né libero, non c'è né maschio né femmina, perché tutti siete uno in Cristo Gesù”. (Gal 3:28)
Crediamo che un Paese, come il nostro, che ostenta ogni giorno la sua presunta identità cristiana, non possa continuamente comportarsi in modo contrario a ciò che Cristo ha detto e ha fatto.
Auspichiamo, quindi, che l’Italia cominci a vivere pienamente il cristianesimo di cui pensa di farsi portatrice.
Gli studenti e le studentesse della Facoltà Valdese di Teologia di Roma