Imprese e sindacati, costruttori e operai insieme in piazza contro il governo. Oggi, con un sit-in davanti a Palazzio Chigi l´edilizia chiede conto all´esecutivo Berlusconi della mancata politica di rilancio del settore. Una protesta voluta da tutte le sigle che rappresentano il comparto e che si spiega elencando le cifre della crisi.
Fino ad oggi l´edilizia ha perso 250 mila posti di lavoro e altri 40 mila sono a rischio nei prossimi mesi. Ottomila imprese hanno chiuso: la produzione è caduta in media del 20 per cento, gli appalti pubblici sono crollati del 30, gli investimenti del 18 per cento, l´edilizia residenziale è diminuita del 34 e vi è stato un aumento di oltre il 300 per cento nell´utilizzo degli ammortizzatori sociali. La crisi al settore - che rappresenta il 12 per cento del Pil nazionale - è costata circa 70 miliardi. Una situazione talmente drammatica, commentano sindacati e imprese, che le due parti del tavolo hanno deciso di fare fronte comune. Oggi in piazza parleranno, fischieranno e scandiranno slogan imprenditori e muratori assieme. L´allarme era stato lanciato un anno e mezzo fa, ora, dopo la lunga attesa, gli Stati generali delle Costruzioni hanno deciso di passare ai fatti. Davanti a Palazzo Chigi ci saranno aziende grandi e piccole con delegazioni provenienti da tutta Italia. L´Ance-Confindustria in testa, ma anche le cooperative, Confartgianato, Casa artigiani, Cna e il mondo dell´indotto riunito in Federcostruzioni, insieme ai sindacati (Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil).
Tante le dichiarazioni di sostegno: a fianco dei costruttori si schiera anche l´Anci, l´associazione dei Comuni guidata da Sergio Chiamparino. «La loro protesta è sostanzialmente la nostra - ha detto - il problema è legato ai vincoli che il Patto di stabilità interno impone agli enti locali: vincoli che non consentono ai comuni di liberare le risorse, che pure sarebbero disponibili, per i pagamenti verso le imprese che stanno realizzando, o che lo hanno già fatto, opere indispensabili» (Luisa Grion su Repubblica).