David Kato Kisule, un altro martire dell'omofobia sociale e religiosa
Sono andati a prenderlo in casa dopo che una rivista, che si proclama cristiana, aveva pubblicato la sua foto accusandolo, in quanto omosessuale, di «promuovere un complotto che ha come finalità la corruzione».
L'hanno ammazzato dopo che era rientrato in Uganda, la sua patria, da un viaggio in Europa dove aveva denunciato il clima di intolleranza e di violenza che le chiese evangelicali stavano creando intorno agli omosessuali del suo paese.
Gli hanno chiesto perché rientrava nel suo paese. La risposta è stata disarmante: «Il mio compito è quello di restare nel mio paese per combattere l'omofobia».
Scrive Gianni Geraci del Guado di Milano: 'A lui e a tutti i martiri che vivono sulla loro pelle le conseguenze dell'omofobia vorrei che dedicassimo le nostre veglie (per le vittime dell'omofobia) di quest'anno.
Per lui e per tutti gli altri martiri che vivono sulla loro pelle le conseguenze dell'omofobia dobbiamo iniziare un cammino di conversione chiedendoci fin da ora cosa possiamo fare, nel concreto, per far si che episodi come la sua morte non avvengano più".
L'hanno ammazzato dopo che era rientrato in Uganda, la sua patria, da un viaggio in Europa dove aveva denunciato il clima di intolleranza e di violenza che le chiese evangelicali stavano creando intorno agli omosessuali del suo paese.
Gli hanno chiesto perché rientrava nel suo paese. La risposta è stata disarmante: «Il mio compito è quello di restare nel mio paese per combattere l'omofobia».
Scrive Gianni Geraci del Guado di Milano: 'A lui e a tutti i martiri che vivono sulla loro pelle le conseguenze dell'omofobia vorrei che dedicassimo le nostre veglie (per le vittime dell'omofobia) di quest'anno.
Per lui e per tutti gli altri martiri che vivono sulla loro pelle le conseguenze dell'omofobia dobbiamo iniziare un cammino di conversione chiedendoci fin da ora cosa possiamo fare, nel concreto, per far si che episodi come la sua morte non avvengano più".
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