Don Ciotti lo va ripetendo da tempo: «È la cultura che da la sveglia alle coscienze». Anche per questo dovremmo denunciare come un attentato ogni sottovalutazione gretta dell’arte e del belo, di ciò che riempie sguardi, menti e cuori. Un quadro, un libro, un film, un passo di danza... non sono compiacimento dell’intimo dello spirito ma un’apertura alla vita che respiriamo al di là dell’anima. Senza cultura saremmo tristi fiori appassiti nostalgici di acqua e aria. E vivremmo l’afasia della mente, lo sbiadimento della creatività, la paralisi delle intuizioni. Uno scavo archeologico o una canzone, un ricamo antico o una poesia sono beni comuni e vanno garantiti come la sanità e la sicurezza. Le librerie, i musei, i teatri... dovrebbero essere distribuiti sul territorio come farmacie: in base al numero degli abitanti. Si tratta di un diritto che a tutti va garantito. Anzi: promosso e sviluppato. «La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione» (Art. 9 della Costituzione Italiana).
Riportato da Rocca del 15 aprile da uno scritto di Tonio Dell'Olio.