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Nel capitolo che stiamo leggendo, ora si tocca un tasto delicato. La parola "perdono" è tra le più ricorrenti della Scrittura che la situa in contesti diversi, dalla preghiera per essere perdonati, alla richiesta di saper perdonare fino alla "provocazione" di questa parabola.
Pietro, fragile ma schietto ed audace, si avvicina a Gesù. Ha capito che bisogna perdonare, ma vuole darsi una misura e fa il generoso: se mio fratello pecca contro di me basta che gli perdoni sette volte? Credeva di essere stato più che magnanimo di fronte al detto comune: "Questa volta ti perdono, ma che sia l'ultima!"
La risposta di Gesù avviene in due tempi: prima con quello spiazzante "settanta volte sette" e poi con una parabola che sovverte i criteri dei nostri calcoli.
IL CONTRASTO
La parabola propria di Matteo mette in luce il contrasto tra la logica gratuita di Dio e quella interessata degli uomini, ma soprattutto come il perdono fraterno possa nascere e concretizzarsi quando abbiamo preso coscienza, in modo profondo, che ciascuno di noi è una creatura perdonata da Dio.
"Il senso della parabola è dunque la misericordia di Dio che fonda la possibilità stessa del perdono fraterno: si può perdonare agli altri solo nella gioiosa coscienza di aver ricevuto da Dio un perdono immensamente più grande.
E, inversamente, si può chiedere perdono a Dio solo nella misura in cui si è disposti a perdonare ai nostri compagni " (Alberto Mello, Matteo).
ECCO IL PUNTO
Bisogna aver fatto esperienza del perdono che Dio ci ha accordato e ci accorda ogni giorno. Forse è proprio questa consapevolezza di vivere ogni giorno immersi nel perdono di Dio che ci fa difetto.
Lo constato spesso nella mia vita personale quando mi accorgo che il mio cuore è gretto e poco accogliente.
Devo continuamente ritornare al "fondamento del perdono fraterno", cioè alla memoria di quel perdono, di quella misericordia di Dio che ha accompagnato ed accompagna ogni giorno la mia esistenza.
Senza questa "immersione" nell'esperienza dell'essere perdonato, spunta fuori la mentalità del "misurino", della contabilità, dei cristiani "ragionieri".
Le energie per il perdono sono, dunque, a nostra portata di mano, se raccogliamo il messaggio della parabola, ma restano pur difficili da mettere in campo.
UN CAMMINO IMPEGNATIVO
Intanto ogni volta che celebriamo l'eucarestia o recitiamo il Padre Nostro ci imbattiamo in questa domanda inquietante ed in questa proposta esigente: io perdono davvero "dal cuore" ad ogni mio fratello e sorella?
Del resto il perdono, come l'amore, è un vocabolo strapazzato. Troppi perdoni a cuor leggero.
Nè si può pensare che il perdono voglia dire gioiosa armonia con tutti o assenza di divergenze o tensioni. Nè le chiese o le nostre comunità sono sempre luoghi più accoglienti del sindacato, di un gruppo di volontariato, di un serio partito.
A volte gli "ambienti cristiani", senza troppe eccezioni, con buone intenzioni parlano e straparlano di buone relazioni, di condivisione comunitaria, di aiuto reciproco, di agire collettivo, ma la realtà non è fatta nè di proclamazioni nè di sole buone intenzioni. Noi credenti non siamo affatto esenti, anche su questo terreno, da sottili ed inconsapevoli ipocrisie, da prevaricazioni mascherate da sorrisi e da tante simili storture.
A me sembra che questa utopica prospettiva di un perdono fraterno e sororale illimitato costituisca una sfida da raccogliere ed una proposta da attuare anche a piccoli passi.
Vedo la possibilità del perdono come un cammino in cui imparo a non vendicarmi, a non desiderare il male dell'altro, ad accogliere nel mio cuore il bene dell'altro, a "lasciar cadere" le piccinerie, a guarire le ferite, a ripulire i miei occhi dallo sguardo "cattivo" e il mio cuore dalla mentalità calcolatrice.
Dunque, si tratta di un perdono come cammino durante il quale mi ricordo che io per primo sono stato perdonato, che solo alla luce del Suo perdono potrò camminare.....
Del resto, chi non perdona distrugge il ponte su cui egli stesso dovrà passare poichè tutti/e abbiamo bisogno di essere perdonati/e.
O DIO
se il mio cuore e le mie relazioni non
sanno ricevere e dare perdono,
è segno evidente che non ho ancora fatto
l'esperienza della Tua misericordia, non
ho ancora interiorizzato il fatto che io
vivo nel Tuo perdono, nel Tuo perdono.
Non so perdonare perchè non conosco
appieno il Tuo amore illimitato: un cammino
ancora lungo anche per me.
Ma liberami anche dall'illusione delle relazioni perfette,
dalla paura delle divergenze e dei conflitti,
dall'idea di una chiesa o di una comunità dove
ci si adegua e si scambiano la misericordia
e il perdono con il livellamento.