mercoledì 14 settembre 2011

UNA RIFLESSIONE DI AUGIAS

 Il ministro Sacconi si è cautelato. Prima di dire la sua povera barzelletta, ha quasi chiesto scusa al suo uditorio perché, ha sussurrato, "forse è blasfema". Si rassicuri il ministro, ma nello stesso tempo si preoccupi. Si rassicuri perché la blasfemia sono le offese alla divinità e solo in senso lato alla religione ma per ciò che riguarda verità di fede; quindi non era blasfema. Infatti la storiella della suora che non è stata violentata perché è l' unica che ha semplicemente detto no, è un' altra cosa. Qui il ministro si deve preoccupare: è una povera battuta volgare di quelle che ci si scambiava in cortile durante la ricreazione. Cose di adolescenti, degli anni miei. Magari gli adolescenti di oggi non le dicono nemmeno più. Ecco perché il ministro si deve preoccupare; cerchi in se stesso, rintracci da quale filone della sua esperienza, umana e politica, ha tirato fuori quella storiella. Eviti di nascondersi dietro l' esempio del suo capo che, lui sì, ha unito volgarità e blasfemia con un' altra storiella orribile, anche se monsignor Fisichella l' ha subito "contestualizzata". Mi scrive la signora Laura Montesi (aracne_dafne@hotmail.com): «Le esternazioni del ministro Sacconi sulle suore violentate sono offensive e pericolose, fanno desumere che alle vittime la violenza sessuale in realtà piaccia sicché il sopruso da "subìto" si trasforma in "voluto". Il mio pensiero è andato con compassione a tutte quelle donne che hanno conosciuto e sofferto la violenza sessuale e ne sono rimaste segnate per sempre». Forse il ministro non ci ha pensato ma con la sua storiella ha confortato la tesi tante volte sostenuta in tribunale, a difesa degli sporcaccioni e dei violenti, che la donna violentata in realtà se l' è andata a cercare.